
Lello Msucci, Julia Draganovic, Nicola Oddati
Dal 15 Marzo sino al 30 settembre il PAN|Palazzo delle Arti Napoli, sarà location delle riprese per l’ultimo progetto cinematografico di Lello Masucci L’ “Ultimo Taglio”, la cui trama ruota intorno alle vicende di un’attrice chiamata ad interpretare in una pièce teatrale il ruolo di un angelo di nome Hailbios. Wiki è il nome dell’amico con cui divide la stanza nella quale vive. Tra i due nasce un sentimento che nel corso del film diventa sempre più chiaro: Wiki si innamora perdutamente di Hailbios verso la quale sviluppa una forma di dipendenza morbosa, considerandola come un essere superiore, mentre l’attrice si divide tra l’amore per il teatro e il sentimento che suo malgrado sta nascendo nei confronti di Wiki. Il film termina con un doppio colpo di scena.
“Durante la realizzazione del film - ha spiegato Masucci, sottolineando il carattere sperimentale dell’opera – intendo allestire una sorta di laboratorio didattico, utilizzando una serie di luoghi dove far vivere la storia, che costituisce una sorta di sfida personale, dai contorni in continua evoluzione”.
“Si tratta di un’opportunità importante per la città – ha ricordato la direttrice artistica del PAN, Julia Draganovic- perché consentirà di veicolarne un’immagine finalmente diversa da quella a cui siamo ormai abituati”.
Il set del film durante la registrazione delle varie scene verrà utilizzato dal regista come laboratorio al quale parteciperanno gratuitamente 50 giovani. I 30 laboratori tratteranno vari autori che saranno oggetto dei dialoghi o delle scene del film: Pier Paolo Pasolini, Alda Merini, Bertolt Brecht, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Antonin Artaud, Samuel Beckett, Vladimir Majakoskij, Sarah Kane, Bernard-Marie Koltès.
Oltre al PAN altri set saranno: il lungomare di Napoli e alcune vie della città, S. Martino, il Vesuvio, le vecchie fabbriche dell’Italsider e infine il teatro Mercadante.
L’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nicola Oddati sottolinea che: “Masucci è un artista contemporaneo, artista che negli anni’70 e ‘80 è stato all’avanguardia delle arti figurative del panorama napoletano ed europeo ma anche un artista che sa trasformare la complessità espressiva sempre con l’assillo dell’ innovatore: cioè di cogliere il segno della novità della forma e della creazione artistica, di saperla ricercare e raccontare la complessità importante con la partecipazione dei giovani e le ultime sue opere, al confine tra la cinematografia e l’arte classica, lo attestano. Si tratta di una capacità del processo artistico e selezione della futura classe dirigente, indipendentemente da quale sarà il campo professionale d’azione”.

L’Amore trasferito di generazione in generazione. I talenti sono doni nascosti tra le eliche del dna e non tutti hanno la fortuna di metterli a fuoco e di svilupparli.
Francesco, il padre, e Marco Perillo, il figlio, il loro dono e talento lo hanno individuato e lo dimostrano nel volume “Raggi di Terra”, uscito per le edizioni Guida, in cui raccontano in versi un po’ di loro: della famiglia come del tempo storico vissuto e che hanno abitato.
L’idea di raccogliere i testi che accomunano i versi delle due scritture nasce nel 2001 da una riflessione di Francesco, idea sostenuta poi dal padre spirituale Gennaro Matino.
Mani di adulto – Faccia al Muro – Compagni – Dead Man Flying – Sarai Carezza del Vento – Verso il Mattino sono le sei sezioni in cui sono suddivise le cinquantadue poesie, di cui una scritta a quattro mani che è proprio quella che dà il titolo a questa piccola antologia di liriche, che attraversano il tempo di una generazione storicamente diversa e per valori sociali e per qualità della vita. Un arco trentennale che nel figlio, dopo le prime ispirazioni alla natura leopardiana o ai pensieri di Whitman, Shelley e Neruda, traccia il passaggio ad una concezione più ermetica del luogo della parola.
Filo conduttore è la ricerca del sé e dell’io più profondo per entrambe le voci: dall’infanzia fino alla ricerca dell’infinito e del proprio credo personale quale un’entità cosmica superiore a cui affidare la propria fede.
Il rapporto che intercorre tra le due anime poetiche è raccontato in ottantaquattro pagine inaugurate dalle parole del profeta K. Gibran “I vostri figli non sono vostri,/Sono i figli e le figlie del desiderio/che la vita ha di sé stessa./essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, /e benché vivano con voi/ciò non di meno non vi appartengono./Potete dar loro il vostro amore,/ ma non i vostri pensieri, perché essi hanno i loro, di pensieri./; parole, che alla maniera di Francesco e Marco vengono così sentite e riprese: “Con i raggi della terra/attraverseremo insieme la distanza” perché se l’uno ha abitato il tempo passato, e transita per il presente, il figlio già abita il futuro ed è seme di quercia.




