Move around Ars/Literature&DigitalCulture a cura di Francesca Ferrara
set
14
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Article, Culture, Meeting, Music | Discussion (0)

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di Francesca Ferrara

La Festa di Piedigrotta ha spento i suoi riflettori su Carri ed Artisti sabato 13 settembre con lo show e concerto allestito sul palco di Piazza del Plebiscito. Pippo Baudo e Lucio Dalla i due grandi ospiti che insieme a Nino D’Angelo – grande mattatore della serata, hanno rispolverato i ricordi dell’antica festa e della sua tradizione. Non c’era il torrone in giro da comprare, ma Carri in cartapesta da ammirare, messi uno accanto all’altro davanti ai sette Re del Palazzo Reale e dinanzi al palco che dava le spalle alla Basilica di San Francesco di Paola.
In scena, anche Gianni Simioli che ha condotto le serate dedicate alle ventidue canzoni in gara. Altro napoletano doc, orgoglio artistico della città, è Silvio Orlando, reduce dalla Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia per “Il Papà di Giovanna”, diretto da Pupi Avati e ambientato a Bologna nel 1938.
Orlando è intervenuto per portare il suo incoraggiamento a Napoli “perché i napoletani stanno bene ovunque” e alludendo alla crisi rifiuti che ha caratterizzato le cronache non solo cittadine dei media “la città deve odorare di essere umano, e Napoli è una città vera”.

Nino D’Angelo ha firmato la direzione artistica ed ha avuto una missione da portare a termine. Ci ha creduto e nonostante le difficoltà incontrate sul percorso ci è riuscito. La Festa di Piedigrotta giunta alla sua prima vera edizione, dopo una “edizione pilota” del 2007 è stata organizzata dall’Ept di Napoli amministrato da Dario Scalabrini che già pensa ad una edizione 2009 mentre si iniziano a fare i nuovi nomi per la nomina del futuro direttore artistico.
Cinquantamila sotto la pioggia, a tratti battente, a ricordare, cantare, condividere quella strana emozione che dal palco si espandeva fino al pubblico: Piedigrotta era tornata, non solo nel ricordo di una tradizione posta per anni nel cassetto. Ad aprire il concerto la coppia vincitrice delle “Audizioni” del concorso canoro legato alla kermesse, Antonio Rocco e Marianna Corrado con la loro canzone intitolata allo scrittore di Gomorra, Saviano “A Roberto”. In scaletta, a seguire, Pappi Corsicato, Raiz, Giovanni Imparato, Monica Sarnelli, Rosario Miraggio, Raffaello, Alessio, Luciano Caldore, Franco Ricciardi, Antoine e Ciro Ricci. Avrebbe dovuto esserci anche Maria Nazionale impedita per un altro impegno in contemporanea altrove.

La tradizione di Piedigrotta ritorna in auge divenuta nel XIX° secolo la culla della canzone napoletana classica, che conobbe i suoi anni d’oro tra il 1890 e il 1910: sono gli anni di Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Raffaele Sacco e tanti altri ancora. Allora la Piedigrotta era l’occasione per pubblicare le nuove canzoni (nel 1889 i testi furono più di tremila), il cui successo era sancito – prima della radio e della televisione – dalla loro circolazione popolare e dal numero di spartiti venduti. Nel 1952 venne introdotto, in concomitanza con la festa, il Festival della Canzone Napoletana, che si svolse fino al 1970.
Non è mancata la ciliegina sulla torta: la canzone firmata D’Angelo con ‘A storia ‘ e nisciuno, a Bella, O schiavo e ‘o RRe, Te penzo e sto mmale, Chesta sera, Nu Napulitano e i classici come Nu jeans e na maglietta, Senza giacca e cravatta, Marì.
E ovviamente non è mancato l’omaggio alla canzone classica napoletana con Tamurriata Nera, O Sarracino, Comme facette mammeta, Funiculì funiculà e O surdato nnammurato che ha aperto la scena all’ingresso della madrina d’eccezione, Sofia Loren, l’unico personaggio che secondo il D’Angelo pensiero avrebbe potuto rilanciare l’immagine della kermesse e attraverso di essa quella della città soprattutto dopo gli ultimi maleodoranti e grigi mesi.

La presenza delle istituzioni sia in conferenza stampa che sul palco. Il sindaco Rosa Iervolino Russo e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, quest’ultimo a braccetto con una Loren, talmente splendida da sembrare una “madonna rossa”, per il colore del suo vestito. E, forse, non è un caso che la scelta del vestito, della più grande attrice partenopea famosa alivello internazionale, sia caduta sul rosso come la passione, il sugo sulla pizza, il sangue versato dalla Camorra, i tramonti infuocati dietro la collina di Posillipo, il corno portafortuna.
Per chi non c’era e per chi si volesse rendere conto di cosa stando lontano da Napoli si è perso, sul sito internet FestadiPiedigrotta.it si può sfogliare l’album delle foto anche delle precedenti edizioni e visionare il materiale video postato.
L’edizione che ha appena chiuso i battenti porta con sé il risultato di tanto impegno e di obiettivi prefissati e raggiunti 8anche se non tutti) per una festa che caratterizzata dalla parte canora nasce, all’origine dei tempi, come contorno al pellegrinaggio settembrino verso Santa Maria di Piedigrotta. Sono stati innumerevoli i momenti di culto al santuario, quali la celebrazione della messa degli artisti (2 settembre), la concelebrazione della Natività della Vergine presieduta dall’arcivescovo di Napoli (8 settembre), la “Serenata alla Madonna” (10 settembre) e la concelebrazione del Nome di Maria (12 settembre).

Nel 1982 la festa verrà sospesa per poi ritornare in sordina prima nel 2007 e presentarsi nei giorni scorsi con un progetto molto più dettagliato e programmatico pur mantenendo le caratteristiche principali come le luminarie in via Piedigrotta, i mortaretti che annunziano l’inizio della festa la mattina dell’8 settembre, la sfilata dei carri allegorici sul lungomare, la sfilata dei bambini con i vestitini di carta, il concerto in Piazza Plebiscito nonché la batteria di fuochi d’artificio a mare, di durata oltre 30 minuti, spettacolare tra l’altro per l’eco degli scoppi sulla collina del Vomero.
Fra pochi giorni Dario Scalabrini e il suo staff tornerà a pensare alla Festa, mettendo a punto le idee che non sono state possibili realizzare nei giorni scorsi per disguidi tecnici o budget esiguo ma che vale la pena di concretizzare per la prossima edizione. E chissà che la “benedizione” della Loren non porti fortuna.



feb
28
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Literature, Music | Discussion (0)

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La sinergia di una passione comune espressa nella molteplicità dei singoli talenti artistici dà vita nel 2003 ad un gruppo di amici che si rimboccano le maniche per un progetto divenuto oggi, un disco: SULLE RIVE DEL TANGO.
Sara, Fabrizio, Sergio, Maurizio, Agata mettono assieme le loro forze: anima danzante e poetica, anima musicale, anima fotografica, anima informatica e anima cosmopolita per la ricerca stilistica del tango nelle molteplici possibilità di fusione e contaminazione con gli altri ritmi espressi da altre culture e filoni musicali.
Diciassette i brani che tracciano il percorso acustico e visivo del pathos, filo conduttore e grande protagonista di questo progetto di ricerca.
SULLE RIVE DEL TANGO raccoglie una selezione di voci, danze, ritmi che attraversano la Sicilia, la Sardegna, l’Argentina, la Bosnia, la Norvegia, gli Stati Uniti, la città di Cracovia e infine, quella natia delle cinque anime fondatrici del gruppo, Napoli.

L’appassionato di tango non si meravigli se accanto al canto di Louis Armstrong e Gianmaria Testa vi incontrerà anche il racconto di una Carmen Consoli e Goran Bregovic o di Merlango con Leonor Watling – già attrice protagonista per Pedro Almodovar in “Parla con lei”, Electrocutango e Sineterra, Seoan e Kroke (quest’ultimi lanciati da Peter Gabriel e Steven Spielberg) oppure pezzettini di storia del cinema con “Peliculas” dei Demoliendo Tangos: tra Morricone, Bacalov, Rota e Gato Barbieri, e il son cubano tradotto in milonga campera con “Dos Gardenias” degli Ache Tango oppure la versione dell’electrotango con gli Alacran nel “Reflejo de la Luna” e il “Mediterraneo” dei Kantango o ancora “Romantik” del duo femminile di kabaret Queen Bee, perché sono tutti pezzetti che formano il mosaico della ricerca tanguera nei vari meandri musicali, progetto su cui Joe Barbieri della Microcosmo Dischi non ha avuto dubbi a dare credito e facendo sì che oggi, a soli cinque anni dall’inizio, questa iniziativa potesse essere espressa attraverso la raccolta e produzione dei migliori brani che rimandano dal ritmo di tango in senso stretto all’elettronica, dalla world musica alla musica italiana d’autore senza per questo mai dimenticare storia, origini e sound della tradizione.
SULLE RIVE DEL TANGO, sullo scaffale dei pentagrammi di genere si attesta, già dai primi giorni della messa in distribuzione, come un’antologia di brani firmati da voci e musicisti virtuosi da non perdere per gli amanti del ballo, della musica e per i super appassionati collezionisti.