di Francesca Ferrara
La Festa di Piedigrotta ha spento i suoi riflettori su Carri ed Artisti sabato 13 settembre con lo show e concerto allestito sul palco di Piazza del Plebiscito. Pippo Baudo e Lucio Dalla i due grandi ospiti che insieme a Nino D’Angelo – grande mattatore della serata, hanno rispolverato i ricordi dell’antica festa e della sua tradizione. Non c’era il torrone in giro da comprare, ma Carri in cartapesta da ammirare, messi uno accanto all’altro davanti ai sette Re del Palazzo Reale e dinanzi al palco che dava le spalle alla Basilica di San Francesco di Paola.
In scena, anche Gianni Simioli che ha condotto le serate dedicate alle ventidue canzoni in gara. Altro napoletano doc, orgoglio artistico della città, è Silvio Orlando, reduce dalla Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia per “Il Papà di Giovanna”, diretto da Pupi Avati e ambientato a Bologna nel 1938.
Orlando è intervenuto per portare il suo incoraggiamento a Napoli “perché i napoletani stanno bene ovunque” e alludendo alla crisi rifiuti che ha caratterizzato le cronache non solo cittadine dei media “la città deve odorare di essere umano, e Napoli è una città vera”.
Nino D’Angelo ha firmato la direzione artistica ed ha avuto una missione da portare a termine. Ci ha creduto e nonostante le difficoltà incontrate sul percorso ci è riuscito. La Festa di Piedigrotta giunta alla sua prima vera edizione, dopo una “edizione pilota” del 2007 è stata organizzata dall’Ept di Napoli amministrato da Dario Scalabrini che già pensa ad una edizione 2009 mentre si iniziano a fare i nuovi nomi per la nomina del futuro direttore artistico.
Cinquantamila sotto la pioggia, a tratti battente, a ricordare, cantare, condividere quella strana emozione che dal palco si espandeva fino al pubblico: Piedigrotta era tornata, non solo nel ricordo di una tradizione posta per anni nel cassetto. Ad aprire il concerto la coppia vincitrice delle “Audizioni” del concorso canoro legato alla kermesse, Antonio Rocco e Marianna Corrado con la loro canzone intitolata allo scrittore di Gomorra, Saviano “A Roberto”. In scaletta, a seguire, Pappi Corsicato, Raiz, Giovanni Imparato, Monica Sarnelli, Rosario Miraggio, Raffaello, Alessio, Luciano Caldore, Franco Ricciardi, Antoine e Ciro Ricci. Avrebbe dovuto esserci anche Maria Nazionale impedita per un altro impegno in contemporanea altrove.
La tradizione di Piedigrotta ritorna in auge divenuta nel XIX° secolo la culla della canzone napoletana classica, che conobbe i suoi anni d’oro tra il 1890 e il 1910: sono gli anni di Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Raffaele Sacco e tanti altri ancora. Allora la Piedigrotta era l’occasione per pubblicare le nuove canzoni (nel 1889 i testi furono più di tremila), il cui successo era sancito – prima della radio e della televisione – dalla loro circolazione popolare e dal numero di spartiti venduti. Nel 1952 venne introdotto, in concomitanza con la festa, il Festival della Canzone Napoletana, che si svolse fino al 1970.
Non è mancata la ciliegina sulla torta: la canzone firmata D’Angelo con ‘A storia ‘ e nisciuno, a Bella, O schiavo e ‘o RRe, Te penzo e sto mmale, Chesta sera, Nu Napulitano e i classici come Nu jeans e na maglietta, Senza giacca e cravatta, Marì.
E ovviamente non è mancato l’omaggio alla canzone classica napoletana con Tamurriata Nera, O Sarracino, Comme facette mammeta, Funiculì funiculà e O surdato nnammurato che ha aperto la scena all’ingresso della madrina d’eccezione, Sofia Loren, l’unico personaggio che secondo il D’Angelo pensiero avrebbe potuto rilanciare l’immagine della kermesse e attraverso di essa quella della città soprattutto dopo gli ultimi maleodoranti e grigi mesi.
La presenza delle istituzioni sia in conferenza stampa che sul palco. Il sindaco Rosa Iervolino Russo e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, quest’ultimo a braccetto con una Loren, talmente splendida da sembrare una “madonna rossa”, per il colore del suo vestito. E, forse, non è un caso che la scelta del vestito, della più grande attrice partenopea famosa alivello internazionale, sia caduta sul rosso come la passione, il sugo sulla pizza, il sangue versato dalla Camorra, i tramonti infuocati dietro la collina di Posillipo, il corno portafortuna.
Per chi non c’era e per chi si volesse rendere conto di cosa stando lontano da Napoli si è perso, sul sito internet FestadiPiedigrotta.it si può sfogliare l’album delle foto anche delle precedenti edizioni e visionare il materiale video postato.
L’edizione che ha appena chiuso i battenti porta con sé il risultato di tanto impegno e di obiettivi prefissati e raggiunti 8anche se non tutti) per una festa che caratterizzata dalla parte canora nasce, all’origine dei tempi, come contorno al pellegrinaggio settembrino verso Santa Maria di Piedigrotta. Sono stati innumerevoli i momenti di culto al santuario, quali la celebrazione della messa degli artisti (2 settembre), la concelebrazione della Natività della Vergine presieduta dall’arcivescovo di Napoli (8 settembre), la “Serenata alla Madonna” (10 settembre) e la concelebrazione del Nome di Maria (12 settembre).
Nel 1982 la festa verrà sospesa per poi ritornare in sordina prima nel 2007 e presentarsi nei giorni scorsi con un progetto molto più dettagliato e programmatico pur mantenendo le caratteristiche principali come le luminarie in via Piedigrotta, i mortaretti che annunziano l’inizio della festa la mattina dell’8 settembre, la sfilata dei carri allegorici sul lungomare, la sfilata dei bambini con i vestitini di carta, il concerto in Piazza Plebiscito nonché la batteria di fuochi d’artificio a mare, di durata oltre 30 minuti, spettacolare tra l’altro per l’eco degli scoppi sulla collina del Vomero.
Fra pochi giorni Dario Scalabrini e il suo staff tornerà a pensare alla Festa, mettendo a punto le idee che non sono state possibili realizzare nei giorni scorsi per disguidi tecnici o budget esiguo ma che vale la pena di concretizzare per la prossima edizione. E chissà che la “benedizione” della Loren non porti fortuna.

L’Unesco sui Campi Flegrei:”L’Italia ritiri la candidatura del territorio”
Causa crisi rifiuti il territorio flegreo non farà parte del patrimonio mondiale.
di Francesca Ferrara
“Fare rete insieme”. È questo il motto del portale multimediale FlegreaPark.it, progetto promosso da un’iniziativa privata curata dalla società di consulenza Seneca s.a.s. e dall’ass. cult. Flegrea Park.
“Un sistema di offerta integrata, di convenzioni, con la Flegrea Card, ognuno con la sua competenza per concorrere con i soggetti che sono in esterno ed essere più attrattivi sul mercato mondiale” sottolinea l’amministratore di Seneca, Francesco Soranno durante il convegno di presentazione del portale tenutosi alle terme Le Stufe di Nerone; ma se da un lato c’è l’entusiasmo di una sfida per il rilancio economico e culturale del territorio dall’altro non manca la nota di polemica sulla decisione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ”I commissari dell’Unesco hanno invitato l’Italia a ritirare la candidatura dei Campi Flegrei per far parte del patrimonio mondiale” fa presente Soranno che considera la partita ancora aperta e sottolinea che “l’iscrizione dei Campi Flegrei significherebbe dare al territorio una marcia in più per proporsi sulla vetrina del turismo mondiale”.
Motivati e propositivi anche i rappresentanti delle istituzioni locali. “Aderiamo con la mente e con il cuore perché finalmente è possibile offrire al visitatore l’unicum dei Campi Flegrei, da Quarto a Monte di Procida, la complementarietà tra i territori, come pacchetto turistico” spiega il Sindaco Francesco Paolo Iannuzzi. La cittadina al compimento di percorsi progettuali in essere, il porto Marina di Monte di Procida e Parco Archeologico di Cappella, ha qualcosa di più da offrire insieme al bel tempo, alle bellezze e al mangiare. Monte di Procida si candida ad essere la terrazza dei Campi Flegrei sul golfo di Napoli”.
Per il territorio flegreo è tempo di ritorno alle regole per aiutare i processi di cambiamento, di riconversione culturale, urbanistica e ambientale e per affrontare la tendenza dei flussi turistici: “Il 60-70% delle persone che viaggiano lo fanno attraverso il web e il portale andrà a rafforzare il flusso turistico locale” conferma l’ass. Roberto Laringe del Comune di Bacoli e continua ”Nello sforzo dei privati e delle istituzioni emerge la ‘problematica Sud ‘ e tutte le iniziative vanno calate in una realtà in cui gli operatori turistici fanno dell’accoglienza il loro pane quotidiano. “Fare sistema” significa accoglienza dell’ospite e sanare il deficit della riqualificazione del territorio e queste iniziative possono dare il contributo importante e che meritano e che in altre località non avrebbero l’appeal dei Campi Flegrei”.
L’invito alla riflessione sulla concorrenza territoriale e le differenze tra trattamenti e reazioni dinanzi alla crisi campana sullo smaltimento dei rifiuti è lanciato dal presidente del Parco Regionale Campi Flegrei, Arch. Francesco Escalona che si domanda il perché mentre l’area flegrea veniva sommersa dai rifiuti la costiera sorrentina riusciva ad effettuarne la raccolta. “Non esisterà un sistema competitivo e non esiste fare turismo se non vi sarà lo sforzo congiunto, in primis, per i cittadini: tanto più saremo felici di vivere il nostro territorio e di aumentarne la qualità della vita e tanto più saremo capaci di ospitare il turista perché grazie alla comunicazione che avverrà con il portale, la prossima primavera riusciremo ad essere più pronti di ieri”.
Un riscontro positivo sull’iniziativa di promozione dei comuni flegrei giunge anche da Modena: l’editore Arcadia di A ruota libera, rivista di settore distribuita su scala nazionale, ad ottobre dedicherà uno speciale ai Campi Flegrei da allegare alla rivista che sarà distribuito a 40.000 abbonati. Per l’autunno, è già in cantiere promossa da A ruota libera e da Seneca, una giornata di attività cicloturistica, per un tour volto alla scoperta dei più bei sentieri del territorio flegreo.





