image by SirDrake
Se la cultura digitale e multimediale in Italia, pur essendo alla portata di tutti, non è ben valutata nelle sue potenzialità, altrove c’è una maggiore coscienza.
Sir Drake, insieme a Zoro, sono andati a Budapest per il Global Voices.
Cosa sia e quale feedback possiamo leggerlo nei loro post di resoconto.
Dal blog di SirDrake –
1, 2, 3,
Due video esplicativi dal terzo post
di SirDrake
Zoro
Meemi, il social network italiano
adesso anche per le aziende
A luglio il lancio della versione aziendale e di una nuova beta
di Francesca Ferrara
Un nuovo strumento digitale sta per entrare a far parte della vita delle aziende italiane ed estere e una nuova beta sta per essere rilasciata. A luglio, l’attuale piattaforma di microblogging e social network Meemi verrà proposta in versione corporate oltre che in versione beta per gli utenti generici.
A battezzare con questo nome particolare il loro progetto sono Enrico Scognamillo, trent’enne di Aversa, sviluppatore web in un’azienda di Sesto San Giovanni e la ventiquattrenne di Sant’Antimo (Napoli) Carla Ruggiero, grafico specializzato nel settore della stampa, entrambi appassionati di internet e di web 2.0.
Per chi non conoscesse il significato di ‘meme’ Wikipedia lo definisce come “un’entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria”. Meemi deriva dalla traduzione in Suomi del termine “meme”: un microcontenuto che sia solo testo, audio, video, foto che generi lifestream, ovvero uno scambio di opinioni, una discussione, un flusso di informazioni sempre in costante aggiornamento.
“L’obiettivo che si è cercato di raggiungere con Meemi – sottolinea Carla Ruggiero – è quello di offrire uno strumento atto a condividere interessi, passioni e bisogni di tutti, proponendo un servizio capace di trasformarsi in quello che si sta cercando lasciando rintracciabile la propria presenza nel web”.
Meemi corporate apporterà vantaggi nella comunicazione aziendale interna in termini di tempo, quantità di flussi di informazioni che bypasseranno le mail per essere più diretti e un monitoraggio centralizzato di tutte le attività inerenti ad un progetto o allo sviluppo di un messaggio di servizio. La comunicazione verso l’esterno avrà la possibilità di avere uno stream sempre aggiornato, uno status update per gli utenti che vogliono partecipare alla vita d’azienda con un feedback in tempo reale e una vera e propria community interna ove rispondere agli stimoli della discussione in corso.
“Tarata come una messaggistica interna -spiega Enrico Scognamillo – la versione corporate permetterà di seguire i flussi diversi d’informazione in un’unica soluzione, potendo integrare gli appuntamenti con la funzione centralizzata calendar, seguire, in ogni momento e in ogni dove, i progetti e le risposte e discussioni inerenti ad essi direttamente sotto un thread senza passare per le mail e avendo la possibilità di postare by im, web, sms, mail. Tutto ciò costituirà una maniera ordinata di seguire gli sviluppi dei dibattiti da varie piattaforme”.
La versione beta in arrivo, rivolta ai basic meemers, avrà l’interfaccia anche in francese, spagnolo, tedesco e portoghese, rispetto all’italiano e all’inglese con cui Meemi 1.0 debuttò in rete il 10 settembre 2007. Prevista già per la versione più sofisticata e multimediale 2.0 per il primo anniversario della piattaforma.
(04 luglio 2008)
Reconnecting Naples, in libreria il tabloid in inglese su Napoli
Il progetto di ricerca per la riqualificazione urbana della città
di Francesca Ferrara
Reconnecting Naples è il nome dato al tabloid di sedici pagine in distribuzione internazionale realizzato in occasione di N.EST 2.0 - The making of the city/ Disegna la tua città a cura di Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo – un’opera in forma di database on line ideata e diretta dagli architetti napoletani Danilo Capasso, Giovanni Ferrarelli con Massimiliano Rianna e Diana Marrone – ospitata presso la Project Room del Museo Madre – Donna Regina, dal 13 gennaio al 25 febbraio.
Il progetto editoriale è co-prodotto da N.EST Napoliest e Archis Foundation, disegnato da Danilo Capasso, distribuito a livello mondiale in lingua inglese e allegato al n.15 di Volume Magazine di Amsterdam. A rappresentare la rivista bimestrale durante gli incontri del progetto di ricerca per la riqualificazione urbana della città, l’editore Arjen Oosterman, la direttrice Lilet Breddels e il redattore Christian Ernsten insieme a Flavio Albanese, direttore di Domus, la rivista italiana di architettura.
«Ho conosciuto Christian Ernsten – ricorda Diana Marrone – ideatrice e promotrice del tabloid- ad un festival di architettura in Sardegna e da quell’incontro abbiamo cominciato a ragionare di cose che ci interessavano tra cui un incontro tra Domus e Volume. N.EST. è stata l’occasione giusta per passare ad una concreta azione con entrambe le redazioni che discutevano della città e della sua periferia orientale con l’aiuto nel momento peggiore della ultima crisi dei rifiuti, a febbraio scorso».
Il tema-sfida lanciato da Volume è stato la ricerca di uno shelter (riparo, container) per la città partenopea: quali misure adottare e strutture realizzare ai fini di una nuova industria della conoscenza e condivisione del sapere, creando uno sviluppo sostenibile e avviando un processo di vivibilità e funzione produttiva sociale delle aree degradate. Vecchi porti e magazzini da trasformare in luoghi per artisti e creativi così come avviene già da tempo in altri paesi europei. La redazione temporanea del tabloid costituita da un gruppo di architetti, intellettuali e scrittori, sotto i quarant’anni, che hanno a cuore il futuro della città, in un esemplare esperimento di democrazia digitale e partecipativa, ha prodotto contenuti in dieci giorni cercando di dare una risposta e magari anche una soluzione agli input olandesi.
«Reconnecting Naples non la vogliamo considerare un’esperienza conclusa – sottolinea Diana Marrone. Innanzitutto, come richiesto da più parti, pubblicheremo dal 19 giugno le versioni in italiano degli articoli. Poi vogliamo approfittare dello slancio di tante persone che ci hanno seguito per farne un periodico digitale, da esportazione, in inglese. Lo riteniamo indispensabile per inserire le nostre, speriamo utili, osservazioni e ricerche sulla città condivisibili con il massimo numero di persone possibili».
Tra i contributors, il giornalista e scrittore napoletano Riccardo Brun, con il suo racconto/diario di un mese tipo a Napoli “Pianura on fire”. Due gli editoriali che aprono le fitte pagine ricche di immagini, disegni, piantine a colori e in bianco e nero: “Tombola – Napoli 2013?”, breve tranchant di Diana Marrone in cui si analizzano gli investimenti del settore cultura effettuati per il Forum delle Culture e “Connecting Naples” di Arjen Oosterman, lungo e appassionato pezzo che butta lo sguardo sull’atavico isolamento della città.
Il tabloid su Napoli esce nelle edizioni estere affiancato anche ad uno speciale su Kabul. Le due città accomunate da uno stesso RSVP event, il n. 12 , per l’eccezione sdoppiato in un’emergenza A (Napoli) e una B (Kabul).
La rivista di N.EST sarà disponibile sia in versione semplice che in un packaging speciale per l’occasione. Un’edizione limitata di sole 25 copie che verrà presentata il 19 giugno in un happening alle ore 18:00 presso il Tiberio Palace Hotel sito nella zona industriale di Gianturco. Il prezzo, per ambedue le versioni, è di 3 euro a copia.
Reconnecting Naples potrà essere acquistato, insieme alla rivista Volume, nelle migliori librerie di architettura oppure on line sul sito Archis . Sarà presente sullo scaffale napoletano presso la Libreria Libridò di Via San Sebastiano. Per gli amanti del download, sarà possibile dal sito di N.EST scaricare il .pdf in italiano dell’intero inserto.
(18 giugno 2008)
L’ERA DEI SOCIAL NETWORK. DALLA GALLERY GENERALISTA ALL’EVENTO DEDICATO.
Dal diario on line alle piattaforme di aggregazione. Le immagini, da qualche anno, possiedono un luogo dedicato come Flickr, Zooomr, Picasa, tra i più gettonati social network che permettono la pubblicazione delle foto, in modalità pubblica o privata, suddividendole per set o etichette e associando loro dei tag.
L’evoluzione è data da Pix-yu , il primo photosharing dedicato solo ed esclusivamente alle immagini che narrano gli eventi. La piattaforma è stata lanciata sul mercato internazionale nel Novembre 2007, in lingua inglese, da Socialware, una realtà di studio del Marketing e di sviluppo del Social Networking, creata da un team tutto italiano: Claudio Vaccaro, Camillo Di Tullio, Daniele Florio, Marco Mattioli.
Eventi, viaggi, vacanze, matrimoni, compleanni, lauree, feste, meeting troveranno spazio su questa piattaforma all’insegna di uno slogan: “Share your photo events“, un pay-off chiaro e diretto verso l’utente che andrà creandosi il proprio account per poter usufruire di uno strumento più rapido e diretto per condividere, con i propri amici e conoscenti, gli scatti fotografici effettuati.
Non è difficile prevedere, sin da ora, che tra gli user del photo-sharing dedicato ad hoc, quando Pix-yu sarà maggiormente diffuso, vi possano essere operatori e professionisti dell’informazione e della comunicazione (e non solo) tali da pubblicare eventi non privati ma di pubblico e sociale interesse. Una linea di confine molto sottile tra l’hobby e il diritto/dovere di una più ampia ed allargata informazione che si basa sul principio di partecipazione attiva e che abbraccia il concetto di citizen journalism. Cronaca e attualità postate a portata di click per i cittadini: una carrellata di immagini tali da confezionare lunghi reportage giornalistici. L’ipotesi che il racconto fotogiornalistico passi, nella sua integrità , senza essere castrato, per motivi di spazio, e giunga al lettore, anche con questo strumento, si potrebbe rivelare una realtà molto prossima, che è probabile venga lanciata da addetti ai lavori della comunicazione conoscitori degli strumenti 2.0, esistenti attualmente nella rete.
Presenti, così come per altri social network dedicati al photosharing, ma che si basano sul photoblogging, le feature: add friend, comment, photostream e un uploader che permette di selezionare e rimuovere più file contemporaneamente. Un aspetto tecnico, sviluppato dal team, è che la piattaforma permetterà il trasferimento istantaneo delle fotografie ad evento concluso e un upload infinito di foto per ogni evento creato.
La versione appena lanciata è Free che prevede al massimo la creazione di dieci eventi. Successivamente, è già in programma, la differenziazione degli account in Silver e Gold, ovviamente a pagamento, ma che forniranno uno storage, per la creazione degli eventi, rispettivamente più capiente.
fonte: 2puntozeropertutti
Chi fa 2.0?
GotThingsDone.com risponde con la sua piattaforma per la gestione di staff e attività di Francesca Ferrara
Dalla chat ed i messenger, nati in origine per le comunicazioni aziendali, oggi è possibile una maggiore cooperazione e collaborazione su veri e propri progetti. GhotTingsDone.Com con il suo WhoDoes2.0 si è proposta la mission di realizzare una piattaforma per il project management sulla quale far confluire tutti gli attori strategici ad una attività progettuale. Pianificazione e gestione delle attività in modo semplice e collaborativo: un nuovo strumento per interagire tra i vari interlocutori, condividere le informazioni tra i componenti di un team.
L’uso del software è semplice. La creazione di un account e la scelta tra le versione free (una demo gratuita con la gestione massima di due progetti e 5 Mega di spazio) e le tre alternative a pagamento (a partire dalla versione basic per la communicatione il management e con uno storage di 250 Mega alla versione Gold da 48,00$ al mese con spazio da 10 Gb). Le quattro versioni a pagamento (Basic, Plus, Premium e Gold includono l’integrazione con il protocollo iCal e sono modulate in base ad un numero minimo di gestione di progetti pari a 6 ad un massimo di 100 con la versione Gold . WhoDoes2.0 è un prodotto italiano che punta a migliorare l’efficienza e l’efficacia del lavoro di squadra facilitando la comunicazione e la tempistica in real time, la gestione degli appuntamenti,il numero degli utenti e la gestione di più progetti con un solo account , oltre alla documentazione condivisa.
Il software è stato sviluppato web-based oriented in Ruby on Rails, risultando così compatibile con i browser più diffusi oltre che multilanguages-oriented. Oltre all’italiano e all’inglese è prevista la versione spagnola della piattaforma, seconda lingua straniera più parlata al mondo. La piattaforma presenta un’interfaccia semplice per la consultazione e guide-oriented per la costruzione di ogni area del progetto. Pensato sia per le esigenze di una grande azienda che delle piccole e medie imprese,
WhoDoes2.0 si rivela funzionale anche per i piccoli teamwork che cercano un’applicazione rapida ed intuitiva per le piccole attività quotidiane. WhoDoes2.0 rappresenta uno strumento che segna l’ingresso in maniera ufficiale dell’uso sociale e partecipativo della rete anche nell’attività di pianificazione, gestione e controllo aziendale. Ovviamente, altro dato sarà quello di constatare quanto realmente un’applicazione intuitiva e semplice riesca a prendere piede sia nelle piccole realtà aziendali che in quelle macro del territorio italiano. Nell’attesa di questi dati, l’invito è quello di testare la piattaforma e magari restituire un feedback alla GotThingsDone.com per ulteriori migliorie.
fonte: 2puntozeropertutti
“Il V2-Day, almeno per come lo vedo e lo auspico io, dovrà rimuovere il macigno “di sistema” che blocca la libertà d’informazione. E dovrà dare la sveglia ai giornalisti, perché riscoprano i valori profondi della propria missione: per esempio, il dovere di dare tutte le notizie. Perché il problema in Italia sono anche i politici, gli editori e certi direttori. Ma soprattutto il problema sono i giornalisti, che spesso si autocensurano prim’ancora che qualcuno li censuri. Come diceva Leo Longanesi: “In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”. Aiutiamoli, aiutiamoci a esserlo tutti dal 25 aprile in poi.” Marco Travaglio
Oggi, 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro ‘l’informazione imbavagliata’.
Sotto accusa i giornalisti valutati dal comico come meri esecutori di ordini editoriali
Grillo attacca i professionisti dell’informazione ma loro cosa ne pensano? Un piccolo giro di opinioni restituisce un angolo di uno spaccato di realtà che mostra anche altro.
Cinque domande per ciascun intervistato ed una uguale per tutti, il cui totale delle risposte, delinea un sentire, benché relativo, del profilo dell’attuale status del giornalismo italiano oggi.
Interviste di Francesca Ferrara
-ALFREDO d’AGNESE (freelance Gruppo L’Espresso-Repubblica)
Due affermazioni:
-L’On. Antonio Di Pietro, nella puntata di giovedì 17 aprile, andata in onda su RAI DUE, ospite ad Anno Zero di Michele Santoro, afferma che ” in Italia l’informazione non è: autonoma, indipendente e plurale”.
-”Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere” sono le prime righe del manifesto di Beppe Grillo.
1) Secondo queste parole l’informazione che giunge al cittadino è pilotata. I giornalisti diverrebbero meri esecutori di ordini verticistici dimenticando la propria mission. Non è forse troppo semplicistico ridurre a poche battute il rapporto contrattuale tra giornalista e proprio editore?
“In Italia esistono molte storture e non nego che la stampa in alcuni casi faccia parte di questo sistema. Credo però (voglio sperare) che sia l’onorevole Di Pietro che Grillo si riferiscano soprattutto al sistema televisivo. Spesso si dimentica che i giornali sono parte di una cosa chiamata industria culturale, che seguono cioè anche logiche di guadagno e di profitto.
In un giornale i redattori e chi scrive lavorano per un prodotto il cui reale editore dovrebbe essere il lettore. Spesso non è così. Ma da qui a pensare che i giornalisti siano meri esecutori di diktat c’è molta strada da percorrere. Oggi c’è molta confusione, soprattutto editoriale. Non esistono più editori puri da un bel pezzo, i giornali sono diventati il braccio armato di partiti e lobby politico-economiche. In questa filiera i giornalisti sono l’anello più debole. Attaccare una categoria che da anni non riesce a far rinnovare il proprio contratto di lavoro mi sembra un esercizio ridicolo, inutile e retorico”.
2) Oggi la parola rivoluzione va a braccetto con ciò che rappresenta internet e la libertà d’espressione che esso offre. Il comico Beppe Grillo ne è icona popolare,con il suo blog ed anche con i suoi slogan sul V-DAY.
In un’intervista rilasciata ad Arcoiris.tv (http://it.youtube.com/watch?v=mZ3CJML-Ffc&feature=related) sostiene che i giornali hanno perso la reputazione e che la televisione un giorno verrà inglobata dalla rete. Quale riflessione si può muovere in merito?
“Internet è una opportunità, non so quanto e fino a che punto rivoluzionerà questo mestiere. E’ un luogo di confine, senza regole precise ancora, una sorta di far west che prima o poi dovrà assumere connotati precisi. Sulla libertà d’espressione di tipo giornalistico sarei molto cauto. Non la confonderei con la libertà di fare qualsiasi cosa si voglia, fuori da ogni regola. I giornali hanno perso la reputazione? In parte è vero, la credibilità di trent’anni e più fa si è dissolta. Ma un certo “savonarolismo” che getta tutto nel fuoco indistintamente mi sembra un grosso favore a chi manovra le redini del potere, quello reale. Il futuro della televisione? E’ tutto da scrivere, certamente l’impero dei media dovrà acquistare una nuova fisionomia. A mio parere vivremo ancora anni di turbolenza, fino a quando non sarà trovato un punto di equilibrio”.
3) Il ‘successo’ di Beppe Grillo a quali fattori lo si può attribuire? (sociali, culturali, politici, idealistici)
“Beppe Grillo è un uomo di spettacolo di talento. Da anni combatte la sua battaglia mettendosi nei panni dell’uomo della strada con il vantaggio di essere una persona documentata. Non essendo perfetto prende anche lui cantonate. Il fatto che tanti si identifichino in lui è il segno di un malessere diffuso”.
4) Ipotesi di intervista a tu per tu con Grillo. Quali i quesiti da porre?
“Intervistare Grillo? Non so se ora mi interesserebbe. In ogni caso cercherei di fargli spiegare la genesi che lo ha portato da uomo di tv e di teatro a re della rete. Proverei a fargli raccontare successi e insuccessi delle sue battaglie; e che cosa tenterà di dire di nuovo ora che il vento ha mutato direzione politica”.
5) Cinque aggettivi per inquadrare lo status attuale del giornalismo italiano (quali useresti e perché?)
“Spaesato, deviato, confuso, accerchiato, vessato.
C’è poco da spiegare. Esiste una carta dei diritti e dei doveri. Se si rispettassero le regole (identica cosa vale per la legge) e si punisse realmente tutti quelli che le violano (e non solo i casi eclatanti) il giornalismo italiano tornerebbe (per usare un’espressione molto usata) ad avere la schiena dritta. E se i giornalisti facessero solo i giornalisti e non confondessero la loro missione con altro le cose cambierebbero”.
-BRUNO DE STEFANO – City Napoli (Gruppo RCS)
1) Beppe Grillo è in primis un cittadino italiano, un comico e adesso anche il blogger più popolare, non solo in Italia ma anche all’estero. Un processo naturale motivato dai contenuti o fenomeno mediatico sostenuto anche dal marketing?
Indubbiamente Grillo è un personaggio che coniuga spettacolo e concretezza. Le sue iniziative non sono mai uno show fine a se stesso, anzi. Ha detto e fatto sapere in giro cosa che nessuno aveva mai riferito.
2) Il 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro la casta dei giornalisti al grido di:
“Chiederemo di eliminare i finanziamenti pubblici all’editoria e di abolire l’albo dei giornalisti.
Sara’ il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione”.
Mah, non penso si possa scendere in piazza contro una categoria che avrà tantissimi limiti, ma che in ogni caso il suo lavoro lo fa ugualmente. Grillo dovrebbe rendersi conto che tutte le sue denunce sono state divulgate dai mass-media. Se i giornalisti fossero tutti prezzolati nessuno avrebbe mai saputo del V Day a Bologna o dei contenuti del suo blog. Mi risulta anche che abbia rinunciato ad essere ospite da Michele Santoro e che abbia detto no ad un’intervista all’Espresso. Avrebbe avuto altre due tribune dalle quali parlare e confrontarsi: i giornalisti erano disposti ad ascoltarlo, è lui che si è tirato indietro. Detto questo, è evidente che anche in Italia esistano casi clamorosi di disinformazione. Ma non è che il problema si risolva con un vaffanculo all’intera categoria. Quanto alla “casta”, è vero che i giornalisti hanno un sacco di privilegi. Ma abolire l’Ordine non porterebbe all’abolizione dei privilegi.
3) Grillo propone la raccolta delle firme per tre Referendum. Se alla fine del percorso, l’operazione V2-DAY andasse in porto, è già possibile immaginare quali potrebbero essere i possibili equilibri futuri?
Non credo che il V2-Day possa provocare chissà quali scossoni. Magari sarà utile a dare un pizzicotto alla categoria dei giornalisti. Niente di più.
4) L’Italia è un paese dalla memoria corta e che legge poco e spesso e volentieri sono i risultati elettorali (caso più lampante) a ricordarlo solo a taluni cittadini. Sul piano dell’informazione corretta, quali sono i casi che si potrebbero ricordare ai lettori e di cui forse si è persa traccia nella propria e personale memoria?
Ma, intanto bisogna intendersi su cosa si intende per “corretto”. Io credo che tutti i punti di vista siano rispettabili a patto che chi scrive sia dotato di una qualità indispensabile: l’onestà intellettuale. I giornalisti, lo ribadisco, hanno moltissime colpe, ma l’offerta informativa è vastissima e ognuno può scegliersi il suo giornale o il suo giornalista di riferimento. Quanto ai casi da segnalare, penso alle inchieste sull’Espresso della coppia Scalari-Iannuzzi, a Travaglio e Barbacetto, a Stella e Rizzo. Insomma, di gente con la schiena dritta ce n’è ancora.
5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano allo status attuale
Frivolo: il gossip imperversa, anche su testate tradizionalmente “serie”.
Prudente: rispetto ai colleghi anglosassoni siamo comunque troppo teneri nei confronti del potere.
Connivente: su questo Grillo ha ragione, ci sono sacche di servilismo imbarazzante.
Condizionato: non solo da alcuni poteri forti, ma dalla televisione: se di un argomento ne parla la tv, i giornali gli corrono dietro.
Distratto: certi temi come la mafia o il lavoro nero vengono trattati solo se la cronaca lo impone per vicende contingenti.
-ALFREDO DI GIOVAMPAOLO (Giornalista Rai e Blogger)
1) Beppe Grillo rappresenta il primo esperimento di citizen journalism in Italia. Il primo V-Day dell’8 Settembre ha registrato una forte mobilitazione nelle piazze italiane. Il 25 Aprile il secondo V-Day è dedicato ai giornalisti imbavagliati. Quanto si può asserire che Grillo abbia ragione nel definire che oggi i giornalisti sono “impiegati del potere”?
Non mi sembra che il blog di Grillo possa essere considerato un esempio di Citizen Journalism. Mi sembra piuttosto uno spazio in cui lui esprime le sue opinioni. Ma tra fare informazione (compito del giornalismo) e raccontare le proprie opinioni c’è una bella differenza. Definire i giornalisti “impiegati del potere” è la solita uscita qualunquistica di Grillo, il quale non distingue il buon giornalismo da quello cattivo. Si potrebbero fare decine di esempi di giornalisti che fanno il proprio lavoro con serietà e scrupolo, avendo come riferimento i lettori e i telespettatori. Mi rendo conto che è molto più impegnativo fare distinzioni, analizzare seriamente il sistema informativo italiano e cercare di migliorarlo, senza distruggere quanto c’è di buono. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
2) Tre sono le proposte di Referendum per cui Grillo chiama i cittadini italiani a firmare l’appello ai banchetti. Si può dire che Grillo abbia individuato la ‘giusta’ soluzione per passare da un’informazione ‘imbavagliata’ ad una ‘a briglia sciolte’?
Facciamo chiarezza su un punto: i giornalisti – come tutti gli altri lavoratori – hanno un datore di lavoro, che determina la linea editoriale e li paga per scrivere ciò che prevede la sua linea editoriale, nel rispetto dell’autonomia (che vuol dire che sei sempre libero di licenziarti). Detto questo, in Italia esistono decine di testate giornalistiche, ognuna con una linea editoriale diversa e il pluralismo dell’informazione consiste nella possibilità di scegliere e confrontare le varie testate e farsi un’idea dei fatti. Qual è l’informazione imbavagliata? Qual è l’informazione a briglie sciolte? Si tratta di slogan che non servono né a capire, ne a migliorare la stampa italiana. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
3) Quali le possibili conseguenze nella professione giornalistica e nelle modalità di accesso alla professione si potrebbero delineare con l’abrogazione dell’ODG?
Dell’abrogazione dell’Ordine se ne parla da anni (i radicali promossero un referendum, che non raggiunse il quorum). Rispetto all’accesso alla professione, l’ostacolo maggiore è rappresentato dal contratto di praticantato, che un aspirante giornalista deve strappare per poter fare l’esame. La scelta di chi può diventare giornalista o meno, è sempre nelle mani dell’editore.
L’Ordine ha solo una funzione notarile per quanto riguarda l’accesso alla professione. Più importante l’altro compito che dovrebbe svolgere l’Ordine: far rispettare la deontologia da parte dei giornalisti e comminare sanzioni in caso di violazioni. Se non svolge questa funzione per me può essere tranquillamente abolito, ma credo che l’esistenza di un organo di autocontrollo dei giornalisti (come è il Csm per la Magistratura) sia importante per tutelare i cittadini e per sottrarre la stampa al controllo del potere politico. Sarebbe interessante sapere come pensa di risolvere il problema chi propone l’abrogazione dell’Ordine e basta. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
4) Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere”. Ritieni corretta questa frase – e soprattutto con l’overload d’informazione presente nell’era del 2.0 e con la facilità di accesso e consultazione di varie fonti e testate non sarebbe più corretto parlare di una diseducazione incrociata alla consultazione delle fonti d’informazione da parte dei cittadini?
E’ evidente che un cittadino informato decide. Credo che la gran quantità di notizie possa diventare controproducente se non si hanno strumenti per selezionare (che non significa censurare). Nell’era del 2.0, c’è il rischio di confondere le notizie con le opinioni e anche questo può essere controproducente.
5) Se dovessi racchiudere le caratteristiche del giornalismo italiano in 5 parole, quale useresti e perché?
Non credo si possa definire il giornalismo italiano. Oggi si deve parlare di “giornalismi” e ognuno ha delle peculiarità che lo differenziano dagli altri, nel bene e nel male.
Potrei dire che il giornalismo è “vecchio”, perché poco permeabile all’innovazione. Ma esistono molti esempi di innovazione nel giornalismo.
Potrei dire “superficiale”, perché vedo poche inchieste e pochi approfondimenti. Ma esistono programmi televisivi e giornali (soprattutto settimanali) che fanno bellissime inchieste.
“Controllato” perché la politica è presente ovunque e soprattutto nei mezzi di informazione, ma non sempre riesce a bloccare ciò che non vorrebbe veder pubblicato, grazie ai giornalisti coraggiosi.
Sicuramente è “precario”, perché la maggior parte dei giornalisti lavora senza contratto con compensi che sfiorano il ridicolo (e a volte vanno oltre il ridicolo).
L’ultima parola che mi viene in mente è “serio”. Ma questo, un comico non lo sarà mai.
-MARCO LOMBARDI (la Repubblica Napoli)
Abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria
Abolizione dell’ordine dei giornalisti
Abolizione della legge Gasparri
1) Bastano queste tre operazioni per restituire la libertà d’informazione la cui apparente assenza è denunciata?
Magari bastassero le tre misure che proponi! Significherebbe che il sistema dell’informazione è sostanzialmente sano, con qualche intervento cosmetico praticamente perfetto.
2) Una delle tre richieste di Grillo è l’abolizione dell’ODG. Una richiesta utopica? Legittima? Cosa cambierebbe o potrebbe cambiare con la scomparsa dell’Ordine?
L’abolizione dell’Ordine non è in astratto sbagliata, ma sconta il difetto di tutte le proposte (sensate, ripeto) che vengono caldeggiate in un paese amante delle scorciatoie. Il problema non è solo la casta, il meccanismo arrugginito che frena l’ingresso nella professione; esiste anche il mancato raccordo, per esempio, tra offerta e domanda di lavoro. Qualsiasi riferimento alle Scuole di Giornalismo è puramente casuale.
3) A quali fattori si può attribuire il successo mediatico di Beppe Grillo?
Grillo, che personalmente detesto, è quella malattia – il pressappochismo – di cui pretende essere la cura. Merita tutto il successo che può attribuirgli un paese abituato a leccare il culo ai potenti fino a un minuto prima di usare il disinfettante.
4) Beppe Lopez scrive La Casta dei Giornali. I Giornalisti sono una Casta. Solo privilegi o anche altro?
A me non piacciono le semplificazioni, del tipo tutti i comici hanno avuto guai con il fisco.
5) Cinque aggettivi per definire i giornalisti italiani di oggi
Pavidi (molti); ignoranti (la stragrande maggioranza); fanfaroni (quasi tutti), generosi e straordinari, nel numero sufficiente per concludere in modo meno apocalittico questa intervista.
-SERGIO MAISTRELLO – Direttore Apogeonline e Blogger
1) Beppe Grillo il 25 Aprile va all’attacco contro l’attuale status dell’informazione in Italia con la richiesta della raccolta firme per la proposta di tre Referendum. Tutto ciò è sintomo di cosa?
Di una legittima insofferenza per il modo in cui vanno le cose, che però cerca bersagli facili e riconoscibili contro i quali fare massa critica. I bersagli facili raramente sono bersagli decisivi.
2) Ordine dei Giornalisti. Da abolire o da riformare?
Riformare, potendo scegliere. È una garanzia di etica e qualità di cui oggi c’è più che mai bisogno e di cui, nella condizione attuale, si sente molto la mancanza. Abolirlo non migliorerebbe quasi nulla.
3) L’accusa con tanto di documentazione è che in Italia l’informazione sia ‘imbavagliata’. Chi ha un contratto con un editore è come se esercitasse poco l’Art.21 Cost.
Fortunatamente in Italia la libertà di espressione mi sembra ancora in buona salute. A maggior ragione se pensiamo alle praterie che si vanno aprendo dentro la Rete. Curioso che proprio chi si fa eroe della liberazione, e proprio a partire da queste praterie, non insegni semmai a boicottare il sistema acquisendo una propria voce pubblica indipendente, invece che scagliandosi contro vecchi e scalcagnati megafoni. Più che la libertà d’espressione, secondo me il problema è il racconto generalistico di massa, che prima di essere asservito o imbavagliato è semplicemente un pessimo prodotto, pieno di problemi, rinchiuso in se stesso e nei quattro cantoni in cui crede di poter rinchiudere la complessità del mondo d’oggi. La malafede di molti editori, che sono storicamente impuri (ovvero prestati all’editoria) e che spesso hanno altri interessi, è la ciliegina sopra la torta di un sistema dell’informazione mainstream che insegue affaticato ogni brezzolina che esso stesso produce. Se vogliamo scendere un po’ più in profondità, aggiungerei che tutto sommato è abbastanza inutile prendersela coi giornalisti, che pure hanno tutte le loro pecche, ma che sono ridotti ogni giorno di più a semplici impiegati della notizia, passacarte dell’informazione. La pessima informazione di oggi è dovuta anche alle pessime condizioni in cui lavora un numero ogni giorno maggiore di giornalisti.
4) Cosa rende Grillo un personaggio così fortemente mediatico da smobilitare le masse?
Il carisma, lo stile, l’incazzatura sopra le righe, gli argomenti tagliati con furbizia. Ma anche l’impegno, la costanza e la meticolosa ricerca di occasioni e stili per proporsi come voce fuori dal coro e fuori dai circuiti di massa. Circuiti a cui però nei modi e nella mentalità mi sembra ancora appartenere.
5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano
Posto che non esiste un giornalismo italiano, ma innumerevoli giornalismi in innumerevoli contesti, e dunque la banalizzazione vale soltanto per il grande giornalismo generalista che va per la maggiore: glorioso (nel passato), sciatto (nella confezione), superficiale (nell’approfondimento), svenduto (agli interessi dominanti), complice (nel modo in cui vanno le cose).
Dal 13 Gennaio al 25 Febbraio la Project Room del Museo Madre – Donna Regina ospiterà N.EST 2.0 – The making of the city/ Disegna la tua città a cura di Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo.
Lo spazio studio laboratoriale sito nel cortile sarà ‘abitato’ per sette settimane da N.EST, un’opera in forma di database on line curata e diretta dagli architetti Danilo Capasso, Giovanni Ferrarelli con Massimiliano Rianna e Diana Marrone.
La sigla N.EST vuol dire NAPOLI EST, zona orientale ed abbandonata della città rispetto ad altri quartieri. Il Progetto, osservare l’area e creare sinergie per apportare migliorie, nasce nel 2004 con l’obiettivo e la missione di monitorare le trasformazioni e disegnare proposte di forme di riqualificazione urbana attraverso lo sguardo e la riflessioni delle professionalità artistiche e di architetti ed ingegneri di ogni nazionalità chiamati a pensare e a realizzare opere e progetti site specific.
Gli appuntamenti con la Project Room TALK, WALK, WORK, si svolgeranno il mercoledì, il giovedì e il venerdì dalle 14 alle 20 a partire dalla prima settimana e per tutta la durata della mostra. I laboratori Work sono aperti a otto selezionati alla volta. La produzione di opere e progetti site specific verrà pubblicata sul database e visibili sia all’interno del museo che all’esterno grazie al sito ufficiale.
per info: callx@napoliest.it
Il lavoro degli artisti e degli architetti si estenderà al territorio di Gianturco, Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio attraverso visite guidate Walk organizzate con i bus CitySightSeeing tutti i sabati a partire dal 19 gennaio con partenza alle ore 12 dal Museo Madre.
per info: walk@napoliest.org
A partire da domenica 20 gennaio e per tutte le domeniche saranno organizzate conferenze ed incontri di approfondimento con ospiti di rilievo internazionale, dal collettivo francesce Exyzt, alle riviste d’architettura Volume magazine e Domus, agli imprenditori Mariano Pichler e Federico De Giuli (artefici della rigenerazizone degli est milanesi e torinesi), all’ossservatorio INWARD. I Talk si terranno nella Chiesa di Donnaregina dalle ore 18 alle ore 20.
Sito: www.napoliest.it - www.napoliest.org – www.napoliest.com

Una giornata per le segnalazioni di nuovi blog e blogger è quella che la Blogosfera si dedica il 31 Agosto.
Partecipare al BlogDay è semplice: appena 5 step:
1. individuare 5 nuovi blog
2. notificare ai 5 rispettivi titolari che saranno raccomandati al BlogDay
3. Scrivere una breve descrizione dei 5 blog e segnalarne il rispettivo url
4. Scrivere il BlogPost il 31 agosto
5. Segnalare il BlogPost con questo collegamento aggiungendo il tag del BlogDay e riportare un collegamento a
Pronti per le segnalazioni? 5 blog a testa e anche se non c’è il Martini, la festa è qui.

In diretta da Bologna le donne e la tecnologia del Fem Camp.
Per chi volesse seguirne la diretta
www.andreabeggi.net e www.robingood.tv
“Abbiamo il dovere di lasciare traccia del valore aggiunto che ognuno di noi può apportare per lo sviluppo e la divulgazione della Cultura e della Democrazia Digitale. Noi siamo solo gli antenati moderni di coloro che saranno i futuri protagonisti della concreta rivoluzione sociale”
Francesca Ferrara
Giornalista&Blogger

PubPost for PubBook – Web 2.0 è il progetto di natura collaborativa che ho pensato di realizzare in occasione del PubCamp che si terrà a Chieti il 23 Giugno 2007.
Tutte le modalità di partecipazione le trovate qui sul sito ufficiale del PubCamp
Buon Lavoro e Scrittura a Tutti










