
L’idea è di Gabriella Stazio, direttrice della famosa e nota scuola Movimento Danza. In occasione del Napoli Teatro Festival Italia, la danza contemporanea scende in campo attraversando le strade del centro di Napoli in performance dal taglio urbano ora mimetico ora circense da strada. Il progetto si chiama ZAC ovvero Zona di Attacco Creativo: un happening per far comprendere che non esistono limiti alle aree e spazi dedicati alla creatività. La regia dell’evento dentro l’evento è curata dalla stessa Gabriella Stazio. Il prossimo weekend sarà possibile esserne pubblico passeggiando per la Zona 3 e la Zona 4 indicate sul sito. Dalle 18 alle 20,30 venerdì e dabato dalle 18 alle 24 circa uno sciame di performer e di creativi si esibirà animando quetsi percorsi urbani e restituendo un feedback di vitalità alla città e al sistema ‘fare arte e cultura’ nonostante il momento critico e sociale che attraversa la città.
Il Classico diventa Contemporaneo e quest’ultimo classico dinanzi a spartiti mai invecchiati nei secoli. La contemporaneità di una grande composizione musicale di colui, J. Strauss Jr., che fu considerato il re del valzer, sulla quale, per il Balletto di Napoli, Ricardo Nuñez ha realizzato disegno coreografico e regia.
Il Pipistrello è andato in scena al Teatro Delle Palme di Napoli per la Rassegna Danza D’Autore, a firma del CDTM – Circuito Campano della Danza, per la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano, riscontrando il consenso del pubblico in sala, per lo più spettatori di genere, per un ever green datato ‘800.
Balletto in costume, riporta in scena l’atmosfera che si respirava nella Vienna dell’epoca che dava sempre più spazio all’operetta la quale andava strutturandosi sempre di più con valzer, quadriglie, galop e polke.
La trama fatta d’intreccio di vendetta, amore e falsi giochi è ambientata ad una festa in maschera dove il protagonista Gabriel Von Eisestein viene trascinato dall’amico Falke. Quest’ultimo è in cerca di riscatto per la beffa rimediata l’anno precedente ad un altro ricevimento quando, vestito da pipistrello, si era indegnamente ubriacato ed Eisenstein l’aveva additato al pubblico scherno.
Il lieto fine non mancherà in questa storia che vede come protagonisti l’ètoile internazionale del balletto classico Alessandro Molin (Gabriel von Esestaein), Ferdinando Arenella (Principe Orlowsky), Maria Vittoria Ignomiriello (Rosalinda), Elisabetta Carnevale (Adele), Carlo De Martino (Alfred), Giuseppe Roffo (Falk), Carlo Di Dio (Frank), Stefania Pace (Ida, sorella di Adele). Un corpo di ballo ben diretto da Susanna Sastro che 30 anni fa fu fondato da Mara Fusco e che tutt’oggi, nonostante l’avanzare di nuove realtà nel settore, si difende bene per tradizione e preparazione tecnica dei suoi artisti.
Il Pipistrello, ispirato al vaudeville di H. Meilhac e L. Halévy dal titolo “Reveillon”, dal 1894 è un’opera inclusa nel repertorio operistico tedesco e nel carnet dei balletti come un classico, sempre attuale per intreccio narrativo e pentagramma mai fuori moda, che fonde bene il tempo a cui appartiene con il contemporaneo tematico dell’attuale.
Gli interpreti, sia primari che secondari, con il Pipistrello, hanno rimandato la memoria del pubblico a due momenti dell’anno, che si è soliti festeggiare: il Concerto di Capodanno per i magnifici valzer da proporre in scaletta per festeggiare il passaggio e la continuità di un tempo all’altro e il Carnevale, per la rappresentazione della festa in maschera; due suggestioni che hanno lasciato e salutato il pubblico, alla fine dei due atti, con il motivetto del ¾ nella voce e nell’orecchio.
Terz’ultimo appuntamento con la Rassegna Danza D’Autore al Teatro Delle Palme di Napoli. La storia della marionetta Petrushka, burattino senz’anima di Igor Stravinsky, nella rilettura contemporanea del coreografo Matteo Levaggi è bel lontana dai cultori della tradizione. Il movimento mimico dei danzatori che restituiscono l’immagine e la suggestione della marionetta è chiaro ma appare quasi dissonante con il pentagramma da sempre accompagnato da ben altri disegni coreografici benché si tratti di “una visione contemporanea, metafisica, disumanizzata e poetica, fondata sul ritmo, sul fraseggio e sulla dinamica” come lo stesso Levaggi spiega.
Il Balletto Teatro di Torino (Viola Scaglione, Manuela Maugeri, Selene Manzoni, Luca Martini, Mattia Furlan, Pedro Gonzales, Matteo Levaggi, Takashi Setoguchi) porta in scena anche un altro progetto “The Bee Dances”, creato sulla famosa e trascinante musica di Michael Nyman, composta per il film “Lezioni di Piano” di Jane Campion, in cui l’ispirazione di estrazione classica ispirata ai grandi maestri come Balanchine, Forsythe e Cunningham, si sposa perfettamente con la melodia, sfondando uno spazio aperto dovuto alla inesistenza di una tradizione coreografica originale. In questo balletto note e corpi si spingono e si rincorrono come funamboli. L’energia giunge al pubblico che a fine spettacolo si alza emozionato.
Per la rassegna Danza D’Autore il secondo appuntamento fuori kermesse ha visto protagonista la giovane promessa della coreografia contemporanea campana, Giuseppe Parente e il suo corpo di ballo presentato e promosso dalla scuola di danza Körper.
1030, anno di fondazione della prima contea normanna, Aversa.
Giuseppe Parente porta in scena la storia della discesa del popolo normanno in Italia e della fusione della cultura vichinga con quella meridionale.
Il progetto coreografico punta allo sdoppiamento della figura umana: prima solo la parte oggettiva, un uomo macchina, dalla natura robotica che non riesce ad interagire con gli altri soggetti; nel secondo tempo, invece, acquista umanità e con essa calore, pulsione, dimensione sociale.
L’uomo acquista un’individualità che lo rende soggetto e non più oggetto.
In scena Veronica Abate, Manuela Armogida, Francesco Capuano, Natascia Corradino, Sonia di Gennaro e Patrizia Inzaghi.
Giuseppe Parente, domina la scena nel movimento coreografico da lui ideato e studiato per raccontare, sotto una luce diversa, quanto più lontano oggi si possa considerare come storia rispetto all’era moderna e contemporanea. La chicca, la presenza in scena di una vocalist, Antonella Maisto sulle musiche originali de I Letti Sfatti, che con il suo canto introduce l’incipit narrativo, riscalda l’atmosfera di una scena spoglia, minimalista ed essenziale, accompagna le vibrazioni dei corpi dei danzatori che con grande fluidità danno vita alla creazione del regista e primo ballerino.
Sull’originalità e la ricerca storica e stilistica del concept dello spettacolo non vi sono dubbi.
La danza come espressione dell’arte circense e dell’illusionismo.
I Momix, diretti e fondati da Moses Pendleton, regista e coreografo, con Passion, che ha fatto il tutto esaurito al Teatro Bellini di Napoli, confermano la loro natura di ballerini illusionisti, capaci di modellare il corpo ed integrarlo assieme a giochi di luci, attrezzi e proiezioni per regalare suggestive immagini che nascono da un approfondito studio nella ricerca di genere tra le varie modalità d’integrazione e fusione nell’arte contemporanea e moderna di concepire la danza.
Così, Moses Pendleton, che quando non è in tour assieme alla compagnia vive nella sua casa nel Connecticut, tenendo conto dei limiti e delle potenzialità del corpo dei ballerini, studia chilometri di pellicole cinematografiche alla volta di nuove progettualità in cui il corpo del ballerino si possa fondere perfettamente con gli altri oggetti che abitano lo spazio narrante.
Lo spettacolo, Passion, un vero e proprio successo mondiale, nasce nel 1992, ispirato alla colonna sonora del film diretto da Martin Scorzese, L’ultima tentazione di Cristo, con le musiche di Peter Gabriel.
Il corpo dei ballerini s’immedesima nella natura, le immagini si sovrappongono alla coreografia in una trasparente aderenza. I corpi danzanti ora sono gli animali che abitano la natura, ora sono gli uomini che rivisitano il loro rapporto con la storia e il credo superiore, il Cristo e gli dei, ora sono linfa per alberi, ora fiori, ora stella, ora campane che suonano, ora meccanismo interno di un orologio.
Lo stesso Pendleton confessa che “…sono come un medium: lavoro col mio corpo e in estate trascorro molto tempo nel grande anello di soli di girasole che coltivo nel mio giardino, pensando e sognando, circondato di giallo. E’ il mio nutrimento spirituale, e le mie opere nascono da questo paradiso naturale che ho creato nella mia casa e nel mio giardino per trarne messaggi di un mondo più positivo da trasmettere al pubblico… La natura celebra la sua capacità di trasformazione e di creazione in ogni girasole. Se ci si concentra sull’armonia geometrica dei suoi petali, sul suo profumo e sul suo colore di sostanza vitale, si può scoprire un mondo bellissimo. Gli uccelli, e le mie galline, che vanno a beccare questi fiori completano il ciclo della natura…”. E tutto ciò è magistralmente riprodotto dai sette ballerini in scena: Danielle Arico, Suzanne Lampl,Yasmine Lee, Cassandra Taylor, Steve Marshall, Brian Simerson, Joshua Christopher.
Settanta minuti di magia per i sensi alla fine dei quali, dopo gli applausi, gli spettatori tornano alla loro dimensione intrisi di un’energia di suggestiva emozione, intento e missione iniziale ”…cogliere l’essenza della natura e riprodurla in una forma artistica perché altri ne godano…” perché la connessione che lega la natura, gli esseri umani e la danza è un legame molto forte e stretto e passa attraverso il sesso, così come spiega Pendleton: “…Ognuno di noi ha un’essenza sessuale… soprattutto le donne hanno un enorme potere sessuale, una grande energia di vita che determina la loro identità, e la danza esprime molto sesso… la danza moderna lavora molto con le energie sessuali e con il gioco eterno di seduzione tra il femminile e il maschile che appartiene anche ai leoni e ai rospi, ma che negli umani assume una forma più civilizzata, e si esprime in una tazza di tè, in uno sguardo, o attraverso un’opera d’arte”.
Se il corpo umano nelle vesti di un ballerino, dai movimenti fluidi quanto componibili nel tracciare geometrie nello spazio, sfidando la forza di gravità, suggerisce alla mente versi e frasi e pensieri di una quasi inenarrabile bellezza, allora non rimane che custodire e nutrirsi, anche con ingordigia, di tali momenti e di tale fantasia nel concepire la struttura di uno spettacolo che attraversa le tre dimensioni: lunghezza, larghezza e profondità compiendo un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso sentieri di luci e flussi di energia, tratta dalla natura e restituita ad essa grazie all’elasticità corporea degli acrobati e funamboli Momix.
Da YouTube un estratto dello spettacolo
Non un tavolo tondo al centro della scena e una decina di ballerini che vi ruotano attorno, come in ben altre rappresentazioni siamo stati abituati ad applaudire, ma bensì una gara di danza sportiva per il Bolero del Balletto di Roma andato in scena al Teatro delle Palme di Napoli per la Rassegna di Danza Contemporanea con la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano.
Una gara di ballo in cui il rapporto uomo e donna viene sottolineato dalle posizioni del tango e del ballo da sala e in cui, eliminazione, dopo eliminazione, la fantasia del coreografo Fabrizio Monteverde si spinge sino al ‘ne rimarrà solo uno’ ma non di coppia vincente ma come solista ed unico superstite passando per i sentieri del corteggiamento, della seduzione e della competizione spinta fino allo stremo delle forze dall’individuale ambizione di essere solisti in assoluto. Venti minuti di quel pezzo di storia della musica che Maurice Ravel scrisse nel 1928 per raccontare in forma di pentagramma le torbide atmosfere intrise di capricci e passioni che aleggiavano nelle taverne spagnole, sono stati preceduti da un primo tempo all’insegna di tre balletti Turnpike ovvero tutti i percorsi possibili, sulle note di J.S. Bach di Mauro Bigonzetti, che pensa ad una coreografia per sei coppie di ballerini che percorrono i corridoi di una città statunitense; Noon, per i movimenti di Eugenio Scigliano, che traduce la musicalità di una composizione di Eric Serra in un maturo disegno di pura danza nello sviluppo di un passo a due e un passo a tre maschile e, in ultimo, Il Racconto Del Mito, brano tratto dallo spettacolo “Don Chisciotte” (liberamente ispirato al romanzo omonimo di Miguel De Cervantes) sulle musiche di Antonio Vivaldi e le coreografie di Milena Zullo.
Quattro balletti per quasi due ore di spettacolo hanno offerto un’ampia panoramica della capacità espressiva, musicale ed artistica oltre che della ricerca stilistica del Balletto di Roma.
La rappresentazione di Monica Casadei, MEXICA.Collapse è il primo degli appuntamenti fuori abbonamento del ciclo di spettacoli della II° Edizione sulla DANZA D’AUTORE – Rassegna di Danza Contemporanea per la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano in scena al Teatro Delle Palme di Napoli.
Contrazioni e linee spezzate. Vibrazioni e sussulti. Questi i movimenti coreografici che Monica Casadei ha immaginato per il suo MEXICA.Collapse.
La danza si sposa con la magia degli scenari messicani e delle antiche civiltà che un tempo ne furono gli abitanti e i padroni. Lo spaccato iconografico della morte degli dei e delle antiche civiltà raccontato dal linguaggio del corpo di quattro donne e quattro uomini che si muovono sulle musiche originali dallo stile industriale di Luca Pianini. Sullo sfondo anche la proiezione di un video a cura di Emanuele Sciannamea a guidare il pubblico nel viaggio di un immaginario corporeo che affonde le radici nella storia di quei luoghi.
La principale protagonista di questa storia, riletta in chiave danzante per un’ora e un quarto di scena, è la morte: muore la civiltà Maya e con essa anche le divinità. Per sopravvivere tutti avevano bisogno di cibo ma l’avvento delle piramidi portò alla distruzione dell’agricoltura e della luce del dio sole, oscurata dalla piramide più alta. Fu l’inizio di un ciclo a catena di morti terrene e guerre tra umani come se fossero rituali.
Monica Casadei ricrea tutto ciò in scena: la morte come sacrificio agli dei per la vita e il collasso della civiltà Maya. I ballerini non più semplici corpi ma totem, colonne portanti di architetture edificate in tempi remoti. Un vero e proprio viaggio nel tempo che rilegge gli antichi codici maya in cui si parla di un futuro arcaico che va oltre l’attuale presente.
Lo spettacolo è la testimonianza di come anche l’esplorazione di nuovi territori sia bagaglio riversabile e riversibile nella propria arte e nel proprio lavoro. Il Messico affascina la coreografa come la stessa affascina il pubblico di settore, un’èlite perché lo stravolgimento del linguaggio dei danzatori, pur mantenendo un’impostazione stilistica ben definita, necessità di conoscenza di basi, di storia e del concept della danza contemporanea.
MEXICA.Collapse, è il cuore nero dell’America Latina che giunge sino a noi grazie alla bravura e alla creatività della Compagnia Artemis Danza.
Per gli amanti del classico, anche televisivo, Raffaele Paganini, in scena assieme all’Euroballetto, propone un Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers.
Paganini, appassionato e studioso di Tip Tap, ripropone l’atmosfera degli anni ’20, ’30 e ’40 a cavallo delle due guerre mondiali.
“In the Navy”, titolo del primo tempo, accompagna il pubblico in questo viaggio danzato dallo sbarco degli americani sino ai giorni odierni.
Paganini oltre ad omaggiare due icone del cinema holliwoodiano, Fred e Ginger, nome del secondo tempo, revisiona un pezzo di storia moderna sviluppandone i punti cardini attraverso le musiche, i costumi, le ambientazioni e lo stesso racconto coreografico: frenetici tip-tap e balli di coppia da ballare sulle note di Gorge Gershwin e Glen Miller.
Suddivisi i compiti del corpo di ballo mentre Paganini veste i panni di un nuovo Fred che interloquisce con quello proiettato su teli-pannelli che fanno da schermo, il corpo di ballo è impegnato nel rivivere e trasferire l’emozione di quei tempi e di quelle atmosfere ed ambientazioni.
Sperimentale l’idea di una Ginger a cinque punte: cinque danzatrici che vi si alternano nel ruolo dando al personaggio una personalità multisfaccettata.
Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers è una creazione Made in Nuova Compagnia Euroballetto, performance artistica adatta sia agli amanti del settore, agli intenditori che agli addetti ai lavori così come ai cinefili appassionati di quel tempo e ad un pubblico generico di amanti del palcoscenico.
In scena al Teatro Delle Palme sino al 27 gennaio
Sito www.danzateatro.net
Il Teatro delle Palme di Napoli, per il secondo anno, il palcoscenico dove avrà luogo la rassegna di DANZA D’AUTORE – Rassegna di Danza Contemporanea con la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano.
Un programma decisamente interessante che si articola in sei spettacoli da Gennaio a Aprile e due fuori abbonamento tra Febbraio e Marzo.
Ad aprire questa finestra sullo spaccato stilistico della danza contemporanea lo spettacolo con Raffaele Paganini in omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers con l’Euroballetto per le coreografie di Alfonso Paganini e Luigi Martelletta.
A seguire, nel mese di Febbraio, ben due appuntamenti: L’Ater Balletto con uno spettacolo frammentato in Cantata – Apre midi d’enfants e Passo Continuo e il Bolero con il Balletto di Roma.
Con la primavera Petrushka a cura del Balletto di Torino, Il Pipistrello con Alessandro Molin e il Balletto di Napoli e l’Hip-Hop del Gruppo Bottega in Ostro.
Fuori abbonamento la creazione sperimentale e ricercata di Monica Casadei in MEXICA.Collapse e Giuseppe Parente in 1030 della scuola di danza Korper.
Sito www.danzateatro.net
Dicembre, si sa, è il mese della scelta dei calendari ma, se per caso, sulla scrivania o alla parete, per tutto il 2008, a ricordarci di sfogliare il tempo non fosse solo materia dai messaggi e simboli carnali ma bensì l’arte scenica e concettuale della danza e, nella fattispecie, del flamenco? E magari un portfolio, by Carlo Rossi – come sintesi ideologica di un percorso tracciato sui palcoscenici, in tanti anni di carriera?
Il progetto di un calendario che parli un ‘erotismo’ e di una ‘sensualità’ ‘vestiti’, non volgari e non scontati ma intesi come energia carica, fluente e trasporto di messaggi di passione e d’amore per la danza, intesa come arte espressiva e fantasia di linguaggio del corpo, nasce in seguito alla necessità di trovare nuovi canali comunicativi che permettano di raggiungere lo spettatore/interlocutore non solo nella platea o nel palco di un teatro. Ad impreziosire questo originale progetto è la volontà di una missione di carattere umanitario e sociale: aiutare i bambini del Bangladesh. Infatti, parte del ricavato del venduto del calendario sarà donato in beneficenza all’Unicef Campania.
Elckjaer Franco Bono, bailadora, coreografa ed insegnante di flamenco in diverse strutture d’Italia e tra Napoli e provincia, registra il marchio Raices Flamencas che indica non solo una compañia de baile ma una nuova modalità di intendere l’arte della danza flamenca: fusione, contaminazione, aggregazione stilistica, ritmica e coreografica. Un melting pot style come contenitore cosmopolita di nuove espressioni progettuali.
Dodici mesi che raccontano dodici modalità di fare flamenco e dell’essere flamenchi, nella vita professionale ed artistica così come per semplice passione e diletto.
Ospiti di Massimiliano Neri (Kukai), nell’incontro con la stampa, Elckjaer Franco Bono che parlerà della compagnia Raices Flamencas e del suo calendario dal titolo: La Revolución Bailada con la dj Alessandra Argentino e il giornalista Ciro Cacciola. Coordina Francesca Ferrara.
Interverranno la presidente dell’Unicef Campania, Margherita Dini Ciacci e l’editore Gianni Di Costanzo
Il progetto edito dall’άpeiron, in due formati (29,7cmx42cm e 11cmx16cm) è stato sponsorizzato da: Tim Top Tel, The Penny Black Pub, Parlato Pelletterie, Le Soleil – Centro Estetica, Speedy Pita – pita gyros souvlaki, Dietro Le Quinte – articoli per danza e spettacoli, Pianeta Benessere – palestra.
Media Partner: Radio Club 91 (www.radioclub91.it)
Main Partner: Teatro Bolivar (www.teatrobolivar.com)
Location: Kukai (www.kukai.it)
Models: Elckjaer Franco Bono, Raffaella Caianiello, Dominga Andrias,
Massimiliano Neri, Ciro Petralito
Photo&Graphics: Carlo Rossi – (www.confashionstudio.com)
Il calendario è in vendita presso le seguenti librerie: Loffredo, Raffaello (via San Giacomo dei Capri e Rione Alto – Via D’Antona), Amodio, Guida (Port’Alba e Via Merliani), Treves, Lieto (Viale Augusto), Pisanti (Rettifilo), Libreria del ‘900 a Pozzuoli e presso Fnac, Feltrinelli ed altre, a mezzo distribuzione libraria.
La conferenza stampa si terrà Mercoledì 19 Dicembre presso il ristorante giapponese Kukai alle ore 12 in via Carlo De Cesare n.52 – Napoli
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