“Il V2-Day, almeno per come lo vedo e lo auspico io, dovrà rimuovere il macigno “di sistema” che blocca la libertà d’informazione. E dovrà dare la sveglia ai giornalisti, perché riscoprano i valori profondi della propria missione: per esempio, il dovere di dare tutte le notizie. Perché il problema in Italia sono anche i politici, gli editori e certi direttori. Ma soprattutto il problema sono i giornalisti, che spesso si autocensurano prim’ancora che qualcuno li censuri. Come diceva Leo Longanesi: “In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”. Aiutiamoli, aiutiamoci a esserlo tutti dal 25 aprile in poi.” Marco Travaglio
Oggi, 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro ‘l’informazione imbavagliata’.
Sotto accusa i giornalisti valutati dal comico come meri esecutori di ordini editoriali
Grillo attacca i professionisti dell’informazione ma loro cosa ne pensano? Un piccolo giro di opinioni restituisce un angolo di uno spaccato di realtà che mostra anche altro.
Cinque domande per ciascun intervistato ed una uguale per tutti, il cui totale delle risposte, delinea un sentire, benché relativo, del profilo dell’attuale status del giornalismo italiano oggi.
Interviste di Francesca Ferrara
-ALFREDO d’AGNESE (freelance Gruppo L’Espresso-Repubblica)
Due affermazioni:
-L’On. Antonio Di Pietro, nella puntata di giovedì 17 aprile, andata in onda su RAI DUE, ospite ad Anno Zero di Michele Santoro, afferma che ” in Italia l’informazione non è: autonoma, indipendente e plurale”.
-”Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere” sono le prime righe del manifesto di Beppe Grillo.
1) Secondo queste parole l’informazione che giunge al cittadino è pilotata. I giornalisti diverrebbero meri esecutori di ordini verticistici dimenticando la propria mission. Non è forse troppo semplicistico ridurre a poche battute il rapporto contrattuale tra giornalista e proprio editore?
“In Italia esistono molte storture e non nego che la stampa in alcuni casi faccia parte di questo sistema. Credo però (voglio sperare) che sia l’onorevole Di Pietro che Grillo si riferiscano soprattutto al sistema televisivo. Spesso si dimentica che i giornali sono parte di una cosa chiamata industria culturale, che seguono cioè anche logiche di guadagno e di profitto.
In un giornale i redattori e chi scrive lavorano per un prodotto il cui reale editore dovrebbe essere il lettore. Spesso non è così. Ma da qui a pensare che i giornalisti siano meri esecutori di diktat c’è molta strada da percorrere. Oggi c’è molta confusione, soprattutto editoriale. Non esistono più editori puri da un bel pezzo, i giornali sono diventati il braccio armato di partiti e lobby politico-economiche. In questa filiera i giornalisti sono l’anello più debole. Attaccare una categoria che da anni non riesce a far rinnovare il proprio contratto di lavoro mi sembra un esercizio ridicolo, inutile e retorico”.
2) Oggi la parola rivoluzione va a braccetto con ciò che rappresenta internet e la libertà d’espressione che esso offre. Il comico Beppe Grillo ne è icona popolare,con il suo blog ed anche con i suoi slogan sul V-DAY.
In un’intervista rilasciata ad Arcoiris.tv (http://it.youtube.com/watch?v=mZ3CJML-Ffc&feature=related) sostiene che i giornali hanno perso la reputazione e che la televisione un giorno verrà inglobata dalla rete. Quale riflessione si può muovere in merito?
“Internet è una opportunità, non so quanto e fino a che punto rivoluzionerà questo mestiere. E’ un luogo di confine, senza regole precise ancora, una sorta di far west che prima o poi dovrà assumere connotati precisi. Sulla libertà d’espressione di tipo giornalistico sarei molto cauto. Non la confonderei con la libertà di fare qualsiasi cosa si voglia, fuori da ogni regola. I giornali hanno perso la reputazione? In parte è vero, la credibilità di trent’anni e più fa si è dissolta. Ma un certo “savonarolismo” che getta tutto nel fuoco indistintamente mi sembra un grosso favore a chi manovra le redini del potere, quello reale. Il futuro della televisione? E’ tutto da scrivere, certamente l’impero dei media dovrà acquistare una nuova fisionomia. A mio parere vivremo ancora anni di turbolenza, fino a quando non sarà trovato un punto di equilibrio”.
3) Il ‘successo’ di Beppe Grillo a quali fattori lo si può attribuire? (sociali, culturali, politici, idealistici)
“Beppe Grillo è un uomo di spettacolo di talento. Da anni combatte la sua battaglia mettendosi nei panni dell’uomo della strada con il vantaggio di essere una persona documentata. Non essendo perfetto prende anche lui cantonate. Il fatto che tanti si identifichino in lui è il segno di un malessere diffuso”.
4) Ipotesi di intervista a tu per tu con Grillo. Quali i quesiti da porre?
“Intervistare Grillo? Non so se ora mi interesserebbe. In ogni caso cercherei di fargli spiegare la genesi che lo ha portato da uomo di tv e di teatro a re della rete. Proverei a fargli raccontare successi e insuccessi delle sue battaglie; e che cosa tenterà di dire di nuovo ora che il vento ha mutato direzione politica”.
5) Cinque aggettivi per inquadrare lo status attuale del giornalismo italiano (quali useresti e perché?)
“Spaesato, deviato, confuso, accerchiato, vessato.
C’è poco da spiegare. Esiste una carta dei diritti e dei doveri. Se si rispettassero le regole (identica cosa vale per la legge) e si punisse realmente tutti quelli che le violano (e non solo i casi eclatanti) il giornalismo italiano tornerebbe (per usare un’espressione molto usata) ad avere la schiena dritta. E se i giornalisti facessero solo i giornalisti e non confondessero la loro missione con altro le cose cambierebbero”.
-BRUNO DE STEFANO – City Napoli (Gruppo RCS)
1) Beppe Grillo è in primis un cittadino italiano, un comico e adesso anche il blogger più popolare, non solo in Italia ma anche all’estero. Un processo naturale motivato dai contenuti o fenomeno mediatico sostenuto anche dal marketing?
Indubbiamente Grillo è un personaggio che coniuga spettacolo e concretezza. Le sue iniziative non sono mai uno show fine a se stesso, anzi. Ha detto e fatto sapere in giro cosa che nessuno aveva mai riferito.
2) Il 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro la casta dei giornalisti al grido di:
“Chiederemo di eliminare i finanziamenti pubblici all’editoria e di abolire l’albo dei giornalisti.
Sara’ il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione”.
Mah, non penso si possa scendere in piazza contro una categoria che avrà tantissimi limiti, ma che in ogni caso il suo lavoro lo fa ugualmente. Grillo dovrebbe rendersi conto che tutte le sue denunce sono state divulgate dai mass-media. Se i giornalisti fossero tutti prezzolati nessuno avrebbe mai saputo del V Day a Bologna o dei contenuti del suo blog. Mi risulta anche che abbia rinunciato ad essere ospite da Michele Santoro e che abbia detto no ad un’intervista all’Espresso. Avrebbe avuto altre due tribune dalle quali parlare e confrontarsi: i giornalisti erano disposti ad ascoltarlo, è lui che si è tirato indietro. Detto questo, è evidente che anche in Italia esistano casi clamorosi di disinformazione. Ma non è che il problema si risolva con un vaffanculo all’intera categoria. Quanto alla “casta”, è vero che i giornalisti hanno un sacco di privilegi. Ma abolire l’Ordine non porterebbe all’abolizione dei privilegi.
3) Grillo propone la raccolta delle firme per tre Referendum. Se alla fine del percorso, l’operazione V2-DAY andasse in porto, è già possibile immaginare quali potrebbero essere i possibili equilibri futuri?
Non credo che il V2-Day possa provocare chissà quali scossoni. Magari sarà utile a dare un pizzicotto alla categoria dei giornalisti. Niente di più.
4) L’Italia è un paese dalla memoria corta e che legge poco e spesso e volentieri sono i risultati elettorali (caso più lampante) a ricordarlo solo a taluni cittadini. Sul piano dell’informazione corretta, quali sono i casi che si potrebbero ricordare ai lettori e di cui forse si è persa traccia nella propria e personale memoria?
Ma, intanto bisogna intendersi su cosa si intende per “corretto”. Io credo che tutti i punti di vista siano rispettabili a patto che chi scrive sia dotato di una qualità indispensabile: l’onestà intellettuale. I giornalisti, lo ribadisco, hanno moltissime colpe, ma l’offerta informativa è vastissima e ognuno può scegliersi il suo giornale o il suo giornalista di riferimento. Quanto ai casi da segnalare, penso alle inchieste sull’Espresso della coppia Scalari-Iannuzzi, a Travaglio e Barbacetto, a Stella e Rizzo. Insomma, di gente con la schiena dritta ce n’è ancora.
5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano allo status attuale
Frivolo: il gossip imperversa, anche su testate tradizionalmente “serie”.
Prudente: rispetto ai colleghi anglosassoni siamo comunque troppo teneri nei confronti del potere.
Connivente: su questo Grillo ha ragione, ci sono sacche di servilismo imbarazzante.
Condizionato: non solo da alcuni poteri forti, ma dalla televisione: se di un argomento ne parla la tv, i giornali gli corrono dietro.
Distratto: certi temi come la mafia o il lavoro nero vengono trattati solo se la cronaca lo impone per vicende contingenti.
-ALFREDO DI GIOVAMPAOLO (Giornalista Rai e Blogger)
1) Beppe Grillo rappresenta il primo esperimento di citizen journalism in Italia. Il primo V-Day dell’8 Settembre ha registrato una forte mobilitazione nelle piazze italiane. Il 25 Aprile il secondo V-Day è dedicato ai giornalisti imbavagliati. Quanto si può asserire che Grillo abbia ragione nel definire che oggi i giornalisti sono “impiegati del potere”?
Non mi sembra che il blog di Grillo possa essere considerato un esempio di Citizen Journalism. Mi sembra piuttosto uno spazio in cui lui esprime le sue opinioni. Ma tra fare informazione (compito del giornalismo) e raccontare le proprie opinioni c’è una bella differenza. Definire i giornalisti “impiegati del potere” è la solita uscita qualunquistica di Grillo, il quale non distingue il buon giornalismo da quello cattivo. Si potrebbero fare decine di esempi di giornalisti che fanno il proprio lavoro con serietà e scrupolo, avendo come riferimento i lettori e i telespettatori. Mi rendo conto che è molto più impegnativo fare distinzioni, analizzare seriamente il sistema informativo italiano e cercare di migliorarlo, senza distruggere quanto c’è di buono. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
2) Tre sono le proposte di Referendum per cui Grillo chiama i cittadini italiani a firmare l’appello ai banchetti. Si può dire che Grillo abbia individuato la ‘giusta’ soluzione per passare da un’informazione ‘imbavagliata’ ad una ‘a briglia sciolte’?
Facciamo chiarezza su un punto: i giornalisti – come tutti gli altri lavoratori – hanno un datore di lavoro, che determina la linea editoriale e li paga per scrivere ciò che prevede la sua linea editoriale, nel rispetto dell’autonomia (che vuol dire che sei sempre libero di licenziarti). Detto questo, in Italia esistono decine di testate giornalistiche, ognuna con una linea editoriale diversa e il pluralismo dell’informazione consiste nella possibilità di scegliere e confrontare le varie testate e farsi un’idea dei fatti. Qual è l’informazione imbavagliata? Qual è l’informazione a briglie sciolte? Si tratta di slogan che non servono né a capire, ne a migliorare la stampa italiana. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
3) Quali le possibili conseguenze nella professione giornalistica e nelle modalità di accesso alla professione si potrebbero delineare con l’abrogazione dell’ODG?
Dell’abrogazione dell’Ordine se ne parla da anni (i radicali promossero un referendum, che non raggiunse il quorum). Rispetto all’accesso alla professione, l’ostacolo maggiore è rappresentato dal contratto di praticantato, che un aspirante giornalista deve strappare per poter fare l’esame. La scelta di chi può diventare giornalista o meno, è sempre nelle mani dell’editore.
L’Ordine ha solo una funzione notarile per quanto riguarda l’accesso alla professione. Più importante l’altro compito che dovrebbe svolgere l’Ordine: far rispettare la deontologia da parte dei giornalisti e comminare sanzioni in caso di violazioni. Se non svolge questa funzione per me può essere tranquillamente abolito, ma credo che l’esistenza di un organo di autocontrollo dei giornalisti (come è il Csm per la Magistratura) sia importante per tutelare i cittadini e per sottrarre la stampa al controllo del potere politico. Sarebbe interessante sapere come pensa di risolvere il problema chi propone l’abrogazione dell’Ordine e basta. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.
4) Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere”. Ritieni corretta questa frase – e soprattutto con l’overload d’informazione presente nell’era del 2.0 e con la facilità di accesso e consultazione di varie fonti e testate non sarebbe più corretto parlare di una diseducazione incrociata alla consultazione delle fonti d’informazione da parte dei cittadini?
E’ evidente che un cittadino informato decide. Credo che la gran quantità di notizie possa diventare controproducente se non si hanno strumenti per selezionare (che non significa censurare). Nell’era del 2.0, c’è il rischio di confondere le notizie con le opinioni e anche questo può essere controproducente.
5) Se dovessi racchiudere le caratteristiche del giornalismo italiano in 5 parole, quale useresti e perché?
Non credo si possa definire il giornalismo italiano. Oggi si deve parlare di “giornalismi” e ognuno ha delle peculiarità che lo differenziano dagli altri, nel bene e nel male.
Potrei dire che il giornalismo è “vecchio”, perché poco permeabile all’innovazione. Ma esistono molti esempi di innovazione nel giornalismo.
Potrei dire “superficiale”, perché vedo poche inchieste e pochi approfondimenti. Ma esistono programmi televisivi e giornali (soprattutto settimanali) che fanno bellissime inchieste.
“Controllato” perché la politica è presente ovunque e soprattutto nei mezzi di informazione, ma non sempre riesce a bloccare ciò che non vorrebbe veder pubblicato, grazie ai giornalisti coraggiosi.
Sicuramente è “precario”, perché la maggior parte dei giornalisti lavora senza contratto con compensi che sfiorano il ridicolo (e a volte vanno oltre il ridicolo).
L’ultima parola che mi viene in mente è “serio”. Ma questo, un comico non lo sarà mai.
-MARCO LOMBARDI (la Repubblica Napoli)
Abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria
Abolizione dell’ordine dei giornalisti
Abolizione della legge Gasparri
1) Bastano queste tre operazioni per restituire la libertà d’informazione la cui apparente assenza è denunciata?
Magari bastassero le tre misure che proponi! Significherebbe che il sistema dell’informazione è sostanzialmente sano, con qualche intervento cosmetico praticamente perfetto.
2) Una delle tre richieste di Grillo è l’abolizione dell’ODG. Una richiesta utopica? Legittima? Cosa cambierebbe o potrebbe cambiare con la scomparsa dell’Ordine?
L’abolizione dell’Ordine non è in astratto sbagliata, ma sconta il difetto di tutte le proposte (sensate, ripeto) che vengono caldeggiate in un paese amante delle scorciatoie. Il problema non è solo la casta, il meccanismo arrugginito che frena l’ingresso nella professione; esiste anche il mancato raccordo, per esempio, tra offerta e domanda di lavoro. Qualsiasi riferimento alle Scuole di Giornalismo è puramente casuale.
3) A quali fattori si può attribuire il successo mediatico di Beppe Grillo?
Grillo, che personalmente detesto, è quella malattia – il pressappochismo – di cui pretende essere la cura. Merita tutto il successo che può attribuirgli un paese abituato a leccare il culo ai potenti fino a un minuto prima di usare il disinfettante.
4) Beppe Lopez scrive La Casta dei Giornali. I Giornalisti sono una Casta. Solo privilegi o anche altro?
A me non piacciono le semplificazioni, del tipo tutti i comici hanno avuto guai con il fisco.
5) Cinque aggettivi per definire i giornalisti italiani di oggi
Pavidi (molti); ignoranti (la stragrande maggioranza); fanfaroni (quasi tutti), generosi e straordinari, nel numero sufficiente per concludere in modo meno apocalittico questa intervista.
-SERGIO MAISTRELLO – Direttore Apogeonline e Blogger
1) Beppe Grillo il 25 Aprile va all’attacco contro l’attuale status dell’informazione in Italia con la richiesta della raccolta firme per la proposta di tre Referendum. Tutto ciò è sintomo di cosa?
Di una legittima insofferenza per il modo in cui vanno le cose, che però cerca bersagli facili e riconoscibili contro i quali fare massa critica. I bersagli facili raramente sono bersagli decisivi.
2) Ordine dei Giornalisti. Da abolire o da riformare?
Riformare, potendo scegliere. È una garanzia di etica e qualità di cui oggi c’è più che mai bisogno e di cui, nella condizione attuale, si sente molto la mancanza. Abolirlo non migliorerebbe quasi nulla.
3) L’accusa con tanto di documentazione è che in Italia l’informazione sia ‘imbavagliata’. Chi ha un contratto con un editore è come se esercitasse poco l’Art.21 Cost.
Fortunatamente in Italia la libertà di espressione mi sembra ancora in buona salute. A maggior ragione se pensiamo alle praterie che si vanno aprendo dentro la Rete. Curioso che proprio chi si fa eroe della liberazione, e proprio a partire da queste praterie, non insegni semmai a boicottare il sistema acquisendo una propria voce pubblica indipendente, invece che scagliandosi contro vecchi e scalcagnati megafoni. Più che la libertà d’espressione, secondo me il problema è il racconto generalistico di massa, che prima di essere asservito o imbavagliato è semplicemente un pessimo prodotto, pieno di problemi, rinchiuso in se stesso e nei quattro cantoni in cui crede di poter rinchiudere la complessità del mondo d’oggi. La malafede di molti editori, che sono storicamente impuri (ovvero prestati all’editoria) e che spesso hanno altri interessi, è la ciliegina sopra la torta di un sistema dell’informazione mainstream che insegue affaticato ogni brezzolina che esso stesso produce. Se vogliamo scendere un po’ più in profondità, aggiungerei che tutto sommato è abbastanza inutile prendersela coi giornalisti, che pure hanno tutte le loro pecche, ma che sono ridotti ogni giorno di più a semplici impiegati della notizia, passacarte dell’informazione. La pessima informazione di oggi è dovuta anche alle pessime condizioni in cui lavora un numero ogni giorno maggiore di giornalisti.
4) Cosa rende Grillo un personaggio così fortemente mediatico da smobilitare le masse?
Il carisma, lo stile, l’incazzatura sopra le righe, gli argomenti tagliati con furbizia. Ma anche l’impegno, la costanza e la meticolosa ricerca di occasioni e stili per proporsi come voce fuori dal coro e fuori dai circuiti di massa. Circuiti a cui però nei modi e nella mentalità mi sembra ancora appartenere.
5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano
Posto che non esiste un giornalismo italiano, ma innumerevoli giornalismi in innumerevoli contesti, e dunque la banalizzazione vale soltanto per il grande giornalismo generalista che va per la maggiore: glorioso (nel passato), sciatto (nella confezione), superficiale (nell’approfondimento), svenduto (agli interessi dominanti), complice (nel modo in cui vanno le cose).
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16:38
Intervista interessante, brava la giornalista Francesca Ferrara.
Purtroppo ho smesso di leggere i giornali da qualche tempo, perché li ho considerati poco affidabili, obbligati ad assecondare la linea editoriale schierata politicamente da una parte o dall’altra. Così vado cercando informazioni in rete.
Grillo è l’emblema dello stato di malessere degli italiani. Anche se tutto ciò che dice può non essere condivisibile, ciò che si deve considerare è il malessere e il malumore che regnano nel Paese e che lui rappresenta per una buona parte.
Al momento in cui scrivo, sono avvenute le elezioni e sta per insediarsi il nuovo governo. E’ quindi sotto gli occhi di tutti la rivoluzione che gli italiani hanno voluto promuovere con il voto.
Sono contro tutti i tipi di Ordine: dei giornalisti, dei farmacisti, dei medici, dei notai, e così via. Il motivo? E’ che di fatto tendono a rappresentare una casta e a chiudersi in se stessi. Il caso più eclatante è rappresentato dall’ordine dei notai. Difficile per un non figlio di notaio diventare notaio. Ho conosciuto il caso di una persona, che pure aveva fatto bene la prova scritta – come aveva potuto verificare chiedendo la visione dei compiti svolti da candidate promosse. Poteva ricorrere, ma a che pro, visto che anche in caso di ricorso il coltello dalla parte del manico l’avrebbe avuto sempre l’ordine.
Gli ordini più che controllare il rispetto della deontologia, servono soprattutto a mantenere un certo potere di casta.
Potrei citare anche l’esempio dell’Ordine degli avvocati. C’è un avvocato che sostiene tesi assurde rovinando in pratica il suo cliente, invece che consigliarlo a non imbarcarsi nelle cause perse. Quest’avvocato strapazza la deontolgia professionale, la disconosce e la calpesta. Eppure, va avanti…