Move around Ars/Literature&DigitalCulture a cura di Francesca Ferrara
apr
25
di: Francesca Ferrara | Categories: Article, Blogosphere, Community, Culture Discussion | Discussion (1)

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“Il V2-Day, almeno per come lo vedo e lo auspico io, dovrà rimuovere il macigno “di sistema” che blocca la libertà d’informazione. E dovrà dare la sveglia ai giornalisti, perché riscoprano i valori profondi della propria missione: per esempio, il dovere di dare tutte le notizie. Perché il problema in Italia sono anche i politici, gli editori e certi direttori. Ma soprattutto il problema sono i giornalisti, che spesso si autocensurano prim’ancora che qualcuno li censuri. Come diceva Leo Longanesi: “In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”. Aiutiamoli, aiutiamoci a esserlo tutti dal 25 aprile in poi.” Marco Travaglio

Oggi, 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro ‘l’informazione imbavagliata’.
Sotto accusa i giornalisti valutati dal comico come meri esecutori di ordini editoriali
Grillo attacca i professionisti dell’informazione ma loro cosa ne pensano? Un piccolo giro di opinioni restituisce un angolo di uno spaccato di realtà che mostra anche altro.
Cinque domande per ciascun intervistato ed una uguale per tutti, il cui totale delle risposte, delinea un sentire, benché relativo, del profilo dell’attuale status del giornalismo italiano oggi.

Interviste di Francesca Ferrara

-ALFREDO d’AGNESE (freelance Gruppo L’Espresso-Repubblica)

Due affermazioni:
-L’On. Antonio Di Pietro, nella puntata di giovedì 17 aprile, andata in onda su RAI DUE, ospite ad Anno Zero di Michele Santoro, afferma che ” in Italia l’informazione non è: autonoma, indipendente e plurale”.
-”Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere” sono le prime righe del manifesto di Beppe Grillo.

1) Secondo queste parole l’informazione che giunge al cittadino è pilotata. I giornalisti diverrebbero meri esecutori di ordini verticistici dimenticando la propria mission. Non è forse troppo semplicistico ridurre a poche battute il rapporto contrattuale tra giornalista e proprio editore?
“In Italia esistono molte storture e non nego che la stampa in alcuni casi faccia parte di questo sistema. Credo però (voglio sperare) che sia l’onorevole Di Pietro che Grillo si riferiscano soprattutto al sistema televisivo. Spesso si dimentica che i giornali sono parte di una cosa chiamata industria culturale, che seguono cioè anche logiche di guadagno e di profitto.
In un giornale i redattori e chi scrive lavorano per un prodotto il cui reale editore dovrebbe essere il lettore. Spesso non è così. Ma da qui a pensare che i giornalisti siano meri esecutori di diktat c’è molta strada da percorrere. Oggi c’è molta confusione, soprattutto editoriale. Non esistono più editori puri da un bel pezzo, i giornali sono diventati il braccio armato di partiti e lobby politico-economiche. In questa filiera i giornalisti sono l’anello più debole. Attaccare una categoria che da anni non riesce a far rinnovare il proprio contratto di lavoro mi sembra un esercizio ridicolo, inutile e retorico”.

2) Oggi la parola rivoluzione va a braccetto con ciò che rappresenta internet e la libertà d’espressione che esso offre. Il comico Beppe Grillo ne è icona popolare,con il suo blog ed anche con i suoi slogan sul V-DAY.
In un’intervista rilasciata ad Arcoiris.tv (http://it.youtube.com/watch?v=mZ3CJML-Ffc&feature=related) sostiene che i giornali hanno perso la reputazione e che la televisione un giorno verrà inglobata dalla rete. Quale riflessione si può muovere in merito?

“Internet è una opportunità, non so quanto e fino a che punto rivoluzionerà questo mestiere. E’ un luogo di confine, senza regole precise ancora, una sorta di far west che prima o poi dovrà assumere connotati precisi. Sulla libertà d’espressione di tipo giornalistico sarei molto cauto. Non la confonderei con la libertà di fare qualsiasi cosa si voglia, fuori da ogni regola. I giornali hanno perso la reputazione? In parte è vero, la credibilità di trent’anni e più fa si è dissolta. Ma un certo “savonarolismo” che getta tutto nel fuoco indistintamente mi sembra un grosso favore a chi manovra le redini del potere, quello reale. Il futuro della televisione? E’ tutto da scrivere, certamente l’impero dei media dovrà acquistare una nuova fisionomia. A mio parere vivremo ancora anni di turbolenza, fino a quando non sarà trovato un punto di equilibrio”.

3) Il ‘successo’ di Beppe Grillo a quali fattori lo si può attribuire? (sociali, culturali, politici, idealistici)
“Beppe Grillo è un uomo di spettacolo di talento. Da anni combatte la sua battaglia mettendosi nei panni dell’uomo della strada con il vantaggio di essere una persona documentata. Non essendo perfetto prende anche lui cantonate. Il fatto che tanti si identifichino in lui è il segno di un malessere diffuso”.

4) Ipotesi di intervista a tu per tu con Grillo. Quali i quesiti da porre?
“Intervistare Grillo? Non so se ora mi interesserebbe. In ogni caso cercherei di fargli spiegare la genesi che lo ha portato da uomo di tv e di teatro a re della rete. Proverei a fargli raccontare successi e insuccessi delle sue battaglie; e che cosa tenterà di dire di nuovo ora che il vento ha mutato direzione politica”.

5) Cinque aggettivi per inquadrare lo status attuale del giornalismo italiano (quali useresti e perché?)
Spaesato, deviato, confuso, accerchiato, vessato.
C’è poco da spiegare. Esiste una carta dei diritti e dei doveri. Se si rispettassero le regole (identica cosa vale per la legge) e si punisse realmente tutti quelli che le violano (e non solo i casi eclatanti) il giornalismo italiano tornerebbe (per usare un’espressione molto usata) ad avere la schiena dritta. E se i giornalisti facessero solo i giornalisti e non confondessero la loro missione con altro le cose cambierebbero”.

-BRUNO DE STEFANO City Napoli (Gruppo RCS)

1) Beppe Grillo è in primis un cittadino italiano, un comico e adesso anche il blogger più popolare, non solo in Italia ma anche all’estero. Un processo naturale motivato dai contenuti o fenomeno mediatico sostenuto anche dal marketing?
Indubbiamente Grillo è un personaggio che coniuga spettacolo e concretezza. Le sue iniziative non sono mai uno show fine a se stesso, anzi. Ha detto e fatto sapere in giro cosa che nessuno aveva mai riferito.

2) Il 25 Aprile i grillini scenderanno in piazza per il V2-DAY contro la casta dei giornalisti al grido di:
“Chiederemo di eliminare i finanziamenti pubblici all’editoria e di abolire l’albo dei giornalisti.
Sara’ il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione”.

Mah, non penso si possa scendere in piazza contro una categoria che avrà tantissimi limiti, ma che in ogni caso il suo lavoro lo fa ugualmente. Grillo dovrebbe rendersi conto che tutte le sue denunce sono state divulgate dai mass-media. Se i giornalisti fossero tutti prezzolati nessuno avrebbe mai saputo del V Day a Bologna o dei contenuti del suo blog. Mi risulta anche che abbia rinunciato ad essere ospite da Michele Santoro e che abbia detto no ad un’intervista all’Espresso. Avrebbe avuto altre due tribune dalle quali parlare e confrontarsi: i giornalisti erano disposti ad ascoltarlo, è lui che si è tirato indietro. Detto questo, è evidente che anche in Italia esistano casi clamorosi di disinformazione. Ma non è che il problema si risolva con un vaffanculo all’intera categoria. Quanto alla “casta”, è vero che i giornalisti hanno un sacco di privilegi. Ma abolire l’Ordine non porterebbe all’abolizione dei privilegi.

3) Grillo propone la raccolta delle firme per tre Referendum. Se alla fine del percorso, l’operazione V2-DAY andasse in porto, è già possibile immaginare quali potrebbero essere i possibili equilibri futuri?
Non credo che il V2-Day possa provocare chissà quali scossoni. Magari sarà utile a dare un pizzicotto alla categoria dei giornalisti. Niente di più.

4) L’Italia è un paese dalla memoria corta e che legge poco e spesso e volentieri sono i risultati elettorali (caso più lampante) a ricordarlo solo a taluni cittadini. Sul piano dell’informazione corretta, quali sono i casi che si potrebbero ricordare ai lettori e di cui forse si è persa traccia nella propria e personale memoria?
Ma, intanto bisogna intendersi su cosa si intende per “corretto”. Io credo che tutti i punti di vista siano rispettabili a patto che chi scrive sia dotato di una qualità indispensabile: l’onestà intellettuale. I giornalisti, lo ribadisco, hanno moltissime colpe, ma l’offerta informativa è vastissima e ognuno può scegliersi il suo giornale o il suo giornalista di riferimento. Quanto ai casi da segnalare, penso alle inchieste sull’Espresso della coppia Scalari-Iannuzzi, a Travaglio e Barbacetto, a Stella e Rizzo. Insomma, di gente con la schiena dritta ce n’è ancora.

5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano allo status attuale
Frivolo: il gossip imperversa, anche su testate tradizionalmente “serie”.
Prudente: rispetto ai colleghi anglosassoni siamo comunque troppo teneri nei confronti del potere.
Connivente: su questo Grillo ha ragione, ci sono sacche di servilismo imbarazzante.
Condizionato: non solo da alcuni poteri forti, ma dalla televisione: se di un argomento ne parla la tv, i giornali gli corrono dietro.
Distratto: certi temi come la mafia o il lavoro nero vengono trattati solo se la cronaca lo impone per vicende contingenti.

-ALFREDO DI GIOVAMPAOLO (Giornalista Rai e Blogger)

1) Beppe Grillo rappresenta il primo esperimento di citizen journalism in Italia. Il primo V-Day dell’8 Settembre ha registrato una forte mobilitazione nelle piazze italiane. Il 25 Aprile il secondo V-Day è dedicato ai giornalisti imbavagliati. Quanto si può asserire che Grillo abbia ragione nel definire che oggi i giornalisti sono “impiegati del potere”?
Non mi sembra che il blog di Grillo possa essere considerato un esempio di Citizen Journalism. Mi sembra piuttosto uno spazio in cui lui esprime le sue opinioni. Ma tra fare informazione (compito del giornalismo) e raccontare le proprie opinioni c’è una bella differenza. Definire i giornalisti “impiegati del potere” è la solita uscita qualunquistica di Grillo, il quale non distingue il buon giornalismo da quello cattivo. Si potrebbero fare decine di esempi di giornalisti che fanno il proprio lavoro con serietà e scrupolo, avendo come riferimento i lettori e i telespettatori. Mi rendo conto che è molto più impegnativo fare distinzioni, analizzare seriamente il sistema informativo italiano e cercare di migliorarlo, senza distruggere quanto c’è di buono. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.

2) Tre sono le proposte di Referendum per cui Grillo chiama i cittadini italiani a firmare l’appello ai banchetti. Si può dire che Grillo abbia individuato la ‘giusta’ soluzione per passare da un’informazione ‘imbavagliata’ ad una ‘a briglia sciolte’?
Facciamo chiarezza su un punto: i giornalisti – come tutti gli altri lavoratori – hanno un datore di lavoro, che determina la linea editoriale e li paga per scrivere ciò che prevede la sua linea editoriale, nel rispetto dell’autonomia (che vuol dire che sei sempre libero di licenziarti). Detto questo, in Italia esistono decine di testate giornalistiche, ognuna con una linea editoriale diversa e il pluralismo dell’informazione consiste nella possibilità di scegliere e confrontare le varie testate e farsi un’idea dei fatti. Qual è l’informazione imbavagliata? Qual è l’informazione a briglie sciolte? Si tratta di slogan che non servono né a capire, ne a migliorare la stampa italiana. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.

3) Quali le possibili conseguenze nella professione giornalistica e nelle modalità di accesso alla professione si potrebbero delineare con l’abrogazione dell’ODG?
Dell’abrogazione dell’Ordine se ne parla da anni (i radicali promossero un referendum, che non raggiunse il quorum). Rispetto all’accesso alla professione, l’ostacolo maggiore è rappresentato dal contratto di praticantato, che un aspirante giornalista deve strappare per poter fare l’esame. La scelta di chi può diventare giornalista o meno, è sempre nelle mani dell’editore.
L’Ordine ha solo una funzione notarile per quanto riguarda l’accesso alla professione. Più importante l’altro compito che dovrebbe svolgere l’Ordine: far rispettare la deontologia da parte dei giornalisti e comminare sanzioni in caso di violazioni. Se non svolge questa funzione per me può essere tranquillamente abolito, ma credo che l’esistenza di un organo di autocontrollo dei giornalisti (come è il Csm per la Magistratura) sia importante per tutelare i cittadini e per sottrarre la stampa al controllo del potere politico. Sarebbe interessante sapere come pensa di risolvere il problema chi propone l’abrogazione dell’Ordine e basta. Ma questo, giustamente, non è compito dei comici.

4) Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere”. Ritieni corretta questa frase – e soprattutto con l’overload d’informazione presente nell’era del 2.0 e con la facilità di accesso e consultazione di varie fonti e testate non sarebbe più corretto parlare di una diseducazione incrociata alla consultazione delle fonti d’informazione da parte dei cittadini?
E’ evidente che un cittadino informato decide. Credo che la gran quantità di notizie possa diventare controproducente se non si hanno strumenti per selezionare (che non significa censurare). Nell’era del 2.0, c’è il rischio di confondere le notizie con le opinioni e anche questo può essere controproducente.

5) Se dovessi racchiudere le caratteristiche del giornalismo italiano in 5 parole, quale useresti e perché?
Non credo si possa definire il giornalismo italiano. Oggi si deve parlare di “giornalismi” e ognuno ha delle peculiarità che lo differenziano dagli altri, nel bene e nel male.
Potrei dire che il giornalismo è “vecchio”, perché poco permeabile all’innovazione. Ma esistono molti esempi di innovazione nel giornalismo.
Potrei dire “superficiale”, perché vedo poche inchieste e pochi approfondimenti. Ma esistono programmi televisivi e giornali (soprattutto settimanali) che fanno bellissime inchieste.
“Controllato” perché la politica è presente ovunque e soprattutto nei mezzi di informazione, ma non sempre riesce a bloccare ciò che non vorrebbe veder pubblicato, grazie ai giornalisti coraggiosi.
Sicuramente è “precario”, perché la maggior parte dei giornalisti lavora senza contratto con compensi che sfiorano il ridicolo (e a volte vanno oltre il ridicolo).
L’ultima parola che mi viene in mente è “serio”. Ma questo, un comico non lo sarà mai.

-MARCO LOMBARDI (la Repubblica Napoli)

Abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria
Abolizione dell’ordine dei giornalisti
Abolizione della legge Gasparri
1) Bastano queste tre operazioni per restituire la libertà d’informazione la cui apparente assenza è denunciata?
Magari bastassero le tre misure che proponi! Significherebbe che il sistema dell’informazione è sostanzialmente sano, con qualche intervento cosmetico praticamente perfetto.

2) Una delle tre richieste di Grillo è l’abolizione dell’ODG. Una richiesta utopica? Legittima? Cosa cambierebbe o potrebbe cambiare con la scomparsa dell’Ordine?
L’abolizione dell’Ordine non è in astratto sbagliata, ma sconta il difetto di tutte le proposte (sensate, ripeto) che vengono caldeggiate in un paese amante delle scorciatoie. Il problema non è solo la casta, il meccanismo arrugginito che frena l’ingresso nella professione; esiste anche il mancato raccordo, per esempio, tra offerta e domanda di lavoro. Qualsiasi riferimento alle Scuole di Giornalismo è puramente casuale.


3) A quali fattori si può attribuire il successo mediatico di Beppe Grillo?

Grillo, che personalmente detesto, è quella malattia – il pressappochismo – di cui pretende essere la cura. Merita tutto il successo che può attribuirgli un paese abituato a leccare il culo ai potenti fino a un minuto prima di usare il disinfettante.


4) Beppe Lopez scrive La Casta dei Giornali. I Giornalisti sono una Casta. Solo privilegi o anche altro?

A me non piacciono le semplificazioni, del tipo tutti i comici hanno avuto guai con il fisco.


5) Cinque aggettivi per definire i giornalisti italiani di oggi

Pavidi (molti); ignoranti (la stragrande maggioranza); fanfaroni (quasi tutti), generosi e straordinari, nel numero sufficiente per concludere in modo meno apocalittico questa intervista.

-SERGIO MAISTRELLO – Direttore Apogeonline e Blogger


1) Beppe Grillo il 25 Aprile va all’attacco contro l’attuale status dell’informazione in Italia con la richiesta della raccolta firme per la proposta di tre Referendum. Tutto ciò è sintomo di cosa?

Di una legittima insofferenza per il modo in cui vanno le cose, che però cerca bersagli facili e riconoscibili contro i quali fare massa critica. I bersagli facili raramente sono bersagli decisivi.

2) Ordine dei Giornalisti. Da abolire o da riformare?

Riformare, potendo scegliere. È una garanzia di etica e qualità di cui oggi c’è più che mai bisogno e di cui, nella condizione attuale, si sente molto la mancanza. Abolirlo non migliorerebbe quasi nulla.

3) L’accusa con tanto di documentazione è che in Italia l’informazione sia ‘imbavagliata’. Chi ha un contratto con un editore è come se esercitasse poco l’Art.21 Cost.
Fortunatamente in Italia la libertà di espressione mi sembra ancora in buona salute. A maggior ragione se pensiamo alle praterie che si vanno aprendo dentro la Rete. Curioso che proprio chi si fa eroe della liberazione, e proprio a partire da queste praterie, non insegni semmai a boicottare il sistema acquisendo una propria voce pubblica indipendente, invece che scagliandosi contro vecchi e scalcagnati megafoni. Più che la libertà d’espressione, secondo me il problema è il racconto generalistico di massa, che prima di essere asservito o imbavagliato è semplicemente un pessimo prodotto, pieno di problemi, rinchiuso in se stesso e nei quattro cantoni in cui crede di poter rinchiudere la complessità del mondo d’oggi. La malafede di molti editori, che sono storicamente impuri (ovvero prestati all’editoria) e che spesso hanno altri interessi, è la ciliegina sopra la torta di un sistema dell’informazione mainstream che insegue affaticato ogni brezzolina che esso stesso produce. Se vogliamo scendere un po’ più in profondità, aggiungerei che tutto sommato è abbastanza inutile prendersela coi giornalisti, che pure hanno tutte le loro pecche, ma che sono ridotti ogni giorno di più a semplici impiegati della notizia, passacarte dell’informazione. La pessima informazione di oggi è dovuta anche alle pessime condizioni in cui lavora un numero ogni giorno maggiore di giornalisti.

4) Cosa rende Grillo un personaggio così fortemente mediatico da smobilitare le masse?
Il carisma, lo stile, l’incazzatura sopra le righe, gli argomenti tagliati con furbizia. Ma anche l’impegno, la costanza e la meticolosa ricerca di occasioni e stili per proporsi come voce fuori dal coro e fuori dai circuiti di massa. Circuiti a cui però nei modi e nella mentalità mi sembra ancora appartenere.

5) Cinque aggettivi per definire il giornalismo italiano
Posto che non esiste un giornalismo italiano, ma innumerevoli giornalismi in innumerevoli contesti, e dunque la banalizzazione vale soltanto per il grande giornalismo generalista che va per la maggiore: glorioso (nel passato), sciatto (nella confezione), superficiale (nell’approfondimento), svenduto (agli interessi dominanti), complice (nel modo in cui vanno le cose).



apr
03
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Article, Comics, Expò, Meeting, Multimedia, Photography, contemporary art | Discussion (0)

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Nasce VisioNa: Comicon più NapoliFilmFestival più CartooNa – Festival di Aminazione e Luz – Festival Internazionale di Fotografia.
La manifestazione, grande contenitore di una fusione sinergica tra kermesse affini, è sostenuta dall’Unione Industriali di Napoli e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano oltre che dall’organizzazione del Forum Universale delle Culture Napoli 2013.

In una Napoli afflitta dai tanti problemi, come criminalità e rifiuti, dal direttore del Comicon Claudio Curcio solo parole di ottimismo: “Il progetto di VisioNa vuole essere un segnale di impegno e speranza. La cultura non può risolvere tutto ma può dare un contributo alla rinascita della città”.
“Sia il NapoliFilmFestival che il Comicon – ricorda il direttore del NapoliFilmFestival Davide Azzolini - sono presenti a Napoli da dieci anni e sono ormai due realtà che portano in città ogni anno artisti di livello mondiale. Ora ci sentiamo pronti per fare un passo in avanti e portare un contenitore stabile di arti visive”.

“La scelta di VisioNa come sinergia tra NapoliFilmFestival e Comicon è sicuramente vincente – sottolinea l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nicola Oddati. L’obiettivo del Forum è di promuovere le eccellenze di Napoli che poi materialmente contribuiranno nel 2013 a formare il calendario degli eventi nei 101 giorni del Forum. E le arti visive avranno ovviamente un peso specifico importante che verrà costruito anche grazie a VisioNa da qui al 2013, ma anche negli anni successivi”.

Segnali forti, sono stati subito raccolti con entusiasmo dal regista Paolo Sorrentino, direttore artistico di VisioNa 2008, che lancerà presto alcune delle personali proposte artistiche appena terminata la produzione del suo nuovo film Il Divo.
Partecipe a VisioNa anche il produttore cinematografico napoletano Nicola Giuliano che attraverso il nuovo contenitore della arti visive vuole rilanciare il progetto di creazione di una Casa del Cinema a Napoli con una “Cineteca cittadina – spiega Giuliano – una sala di proiezione dove proporre il cinema classico, un centro di formazione per i giovani che vogliono avviarsi alle professioni del cinema”.

Il primo evento previsto all’interno di Visiona 2008 sarà la decima edizione del Comicon che si svolgerà a Castel Sant’Elmo dal 24 al 27 aprile.
All’interno di Comicon e del NapoliFilmFestival (che si terrà a giugno) si svolgerà poi CartooNa, il nuovo festival dell’animazione diretto da Mario Violini e che ha già ottenuto il pieno sostegno di Cartoon Network, che celebrerà a Napoli i dieci anni delle Superchicche.
A fine 2008 si svolgerà invece Luz, il nuovo festival della fotografia diretto da Matteo Linguiti.



apr
03
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Article, Theatre | Discussion (0)

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Napoli sede del Teatro Festival Italia, iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali volta ad una progettualità triennale, fino al 2010, sotto le direttive del direttore artistico Renato Quaglia. La mission è quella della creazione, ideazione, produzione e finanziamento di nuovi spettacoli e testi per il teatro con invito sia ad autori nazionali che internazionali.
Il progetto, che gode della collaborazione della Regione Campania, della Provincia di Napoli e della Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Rachele Furfaro, non si esaurisce nella sua missione ma abbraccia anche altre progettualità che s’intrecciano con l’aspetto economico, turistico, culturale ed ambientale del territorio, allargato a tutto il Sud d’Italia. Infatti, la kermesse ha scelto di essere il primo Festival eco-sostenibile in Europa rispondendo ai requisiti e ai regolamenti riconosciuti internazionalmente dalla Comunità europea.

Trent’otto gli spettacoli già in programma, per questa prima edizione, dal 6 al 29 giugno, oltre alle conversazioni d’autore in collaborazione con Fondazione Premio Napoli , presieduta dal critico letterario Silvio Perrella, e gli incontri con il grande schermo, con la rassegna cinematografica indipendente Napoli Film Festival curata da Dario Azzolini e Mario Violini.
Oltre a quella locale, il Festival coltiva anche la dimensione europea con una serie di spettacoli, già inseriti nel programma, di matrice francese, spagnola e in lingua inglese. Il valore aggiunto di tutto il progetto si conferma anche nella creazione di una Compagnia Teatrale Europea composta da attori e professionisti provenienti da vari paesi dell’Unione, la cui direzione, ogni anno, sarà affidata a un regista diverso.

I numeri non sono da poco: 30 luoghi di spettacolo, 2000 artisti, 200 rappresentazioni, 40 debutti, 17 creazioni per il festival, 14 coproduzioni, 24 giorni di spettacolo,15 paesi coinvolti, 9 lingue parlate.
Dal 13 al 15 giugno si svolgeranno le “Giornate Professionali di Teatro”, giornate dedite allo spettacolo dal vivo e del cinema, promosse dal Napoli Teatro Festival Italia in collaborazione con l’Agis e la Direzione Generale dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la partecipazione dell’ETI – Ente Teatrale Italiano.
Non resta, dunque, che l’attesa per l’apertura dei sipari delle varie location , individuate nella città, sull’avanprogramma fissato per il mese di giugno.



apr
03
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Article, Expò, contemporary art, design | Discussion (0)

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L’ultimo giorno di allestimento è il 5 Maggio, presso il Pan|Palazzo Arti Napoli (Project Room), della mostra di Svjetlan Junaković - Il Circo Volante – inaugurata il 26 marzo: la prima retrospettiva in Italia dell’artista croato prodotta da Cactus Studio. La mostra è curata dalla storica dell’arte Claudia Sonego, per la tappa primaverile della quarta edizione di Girogirotondo, cambia il mondo 2008: il progetto dell’associazione culturale Ko librì ideato da Donatella Trotta e dedicato quest’anno alle “Monellerie d’autore”.

Sono circa 130 le opere esposte fra dipinti, sculture, disegni e illustrazioni. L’artista, che vive e lavora a Zagabria, di formazione accademica scultore, si è dato successivamente all’illustrazione di libri per bambini che hanno riscosso successo e sono stati pubblicati in venti paesi e il cui messaggio universale di concezione della vita si è spinto oltreconfine.

Il titolo della mostra è volutamente metaforico e simbolico perché così come accade sotto il tendone di un circo, anche il palcoscenico della vita è una carrellata di animali e performace dell’esistenza quotidiana: aspetti tristi, felici, coraggiosi, vigliacchi, eroici, comici, grotteschi, e surreali o metafisici. L’impronta materica, data dal diploma in scultura all’Accademia delle Belle Arti di Brera, è viva nei suoi disegni dove si evince la forte fantasia tessitrice di plot narrativi figurati e idonei a raccontare il mondo così come è ai più piccoli senza per questo escludere i grandi. Le opere esposte al PAN sono una vetrina di territori pensati, ideati ed elaborati con colore, carta, legno, terracotta, materiali inerti che sottolineano anche lo stile di vita e il pensiero che contraddistingue l’autore e i ritmi personali della sua esistenza.

Svjetlan Junaković recupera la tradizione pittorica e per la figurazione, fortemente stilizzata e semplificata; mette al centro l’energia prorompente del corpo sia maschile che femminile, esuberante ma vitale, prediligendo i soggetti in movimento, nell’ atto di compiere un’ azione (camminare, volare, danzare, corteggiare, banchettare, disegnare, ecc.); le sue immagini caricate di molteplici significati: sia al proprio che a quello che ogni visitatore può restituire e rimandare. Una mostra dall’ingresso libero: peccato perderla per figli, scolari e genitori ed artisti di genere e non far incontrare le proprie ‘monellerie’ con quelle dell’artista che nei versi di Dylan Thomas riflette il suo sentire artistico: “Nella mia arte scontrosa o mestiere”.



apr
03
di: Francesca Ferrara | Categories: Article, Ballet, Dance, dance&ballet | Discussion (0)

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Il Classico diventa Contemporaneo e quest’ultimo classico dinanzi a spartiti mai invecchiati nei secoli. La contemporaneità di una grande composizione musicale di colui, J. Strauss Jr., che fu considerato il re del valzer, sulla quale, per il Balletto di Napoli, Ricardo Nuñez ha realizzato disegno coreografico e regia.
Il Pipistrello è andato in scena al Teatro Delle Palme di Napoli per la Rassegna Danza D’Autore, a firma del CDTM – Circuito Campano della Danza, per la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano, riscontrando il consenso del pubblico in sala, per lo più spettatori di genere, per un ever green datato ‘800.
Balletto in costume, riporta in scena l’atmosfera che si respirava nella Vienna dell’epoca che dava sempre più spazio all’operetta la quale andava strutturandosi sempre di più con valzer, quadriglie, galop e polke.

La trama fatta d’intreccio di vendetta, amore e falsi giochi è ambientata ad una festa in maschera dove il protagonista Gabriel Von Eisestein viene trascinato dall’amico Falke. Quest’ultimo è in cerca di riscatto per la beffa rimediata l’anno precedente ad un altro ricevimento quando, vestito da pipistrello, si era indegnamente ubriacato ed Eisenstein l’aveva additato al pubblico scherno.
Il lieto fine non mancherà in questa storia che vede come protagonisti l’ètoile internazionale del balletto classico Alessandro Molin (Gabriel von Esestaein), Ferdinando Arenella (Principe Orlowsky), Maria Vittoria Ignomiriello (Rosalinda), Elisabetta Carnevale (Adele), Carlo De Martino (Alfred), Giuseppe Roffo (Falk), Carlo Di Dio (Frank), Stefania Pace (Ida, sorella di Adele). Un corpo di ballo ben diretto da Susanna Sastro che 30 anni fa fu fondato da Mara Fusco e che tutt’oggi, nonostante l’avanzare di nuove realtà nel settore, si difende bene per tradizione e preparazione tecnica dei suoi artisti.

Il Pipistrello, ispirato al vaudeville di H. Meilhac e L. Halévy dal titolo “Reveillon”, dal 1894 è un’opera inclusa nel repertorio operistico tedesco e nel carnet dei balletti come un classico, sempre attuale per intreccio narrativo e pentagramma mai fuori moda, che fonde bene il tempo a cui appartiene con il contemporaneo tematico dell’attuale.
Gli interpreti, sia primari che secondari, con il Pipistrello, hanno rimandato la memoria del pubblico a due momenti dell’anno, che si è soliti festeggiare: il Concerto di Capodanno per i magnifici valzer da proporre in scaletta per festeggiare il passaggio e la continuità di un tempo all’altro e il Carnevale, per la rappresentazione della festa in maschera; due suggestioni che hanno lasciato e salutato il pubblico, alla fine dei due atti, con il motivetto del ¾ nella voce e nell’orecchio.



apr
02
di: Francesca Ferrara | Categories: Art, Article, Expò, contemporary art | Discussion (0)

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Alla città di Napoli ci sono taluni colori che vengono assegnati inevitabilmente perché associati ad un prodotto tipico locale come la pizza oppure al territorio come il blu del mare ma quello che più di tutti primeggia è quello del Sole: il Giallo che dà nome alla kermesse d’arte, itinerante, Il Giallo di Napoli, ideata da Jean Nöel Schifano e Maria Savarese dell’Associazione Culturale Canvas, che verrà inaugurata entro la fine di ottobre 2008 e che ha per missione, durante i circa due mesi di esposizione, il richiamo di tutti gli artisti (fotografi, scultori, pittori sia partenopei che provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America e dall’Australia, oltre che dal resto d’Europa) per un totale di circa centocinquanta opere allestite nelle strade, nelle piazze, nei giardini, nelle chiese, nei castelli, nei teatri e nei negozi. Un vero e proprio yellow on the road che avrà come ulteriori sedi espositive i centri di cultura italiana di Parigi, Barcellona e Atene.

A chiusura della mostra, che al momento è nel pieno dei preparativi work in progress, una commissione costituita dall’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nicola Oddati, il presidente della Regione Campania, il Sindaco di Napoli e i cinque commissari coordinatori e rappresentanti dei cinque continenti Africa, (Pierre Arouche), Asia (Cina: Simon de Pury e Jaques Barrier), Australia (cultura aborigena Luc Berthier), America (Valerie Cueto), Europa (Jean Nöel Schifano e Maria Savarese) assegnerà il premio “Il Giallo di Napoli” che consisterà in un soggiorno nel più bel albergo di Napoli per una settimana per l’artista straniero; per l’artista napoletano, la scelta di un soggiorno in una città straniera.

L’iniziativa seppur unica e privata, così come è nata all’origine, è stata inserita nell’ambito del programma del Forum delle Culture 2013 per volontà dell’assessore Nicola Oddati che sottolinea: ”Napoli tra cinque anni per centouno giorni ospiterà i cinque continenti e inserire Il progetto Il Giallo di Napoli in questo percorso era l’azione più naturale da compiere per lo spirito che lo anima in linea con il Forum” e continua: “Ho proposto di inaugurare la mostra entro la fine di ottobre perché in quel periodo per l’Accampamento della Pace ospiteremo cento bambini. L’idea è quella di una rassegna d’arte dedicata ai giovani e ai giovanissimi, una sorta di Biennale”.

Napoli, dunque, non solo ombelico del Mediterraneo ma futuro ombelico del mondo, piccolo sole, di quel suo giallo, tonalità molto chiara, un giallo che nel logo del sito è accompagnato dal rosso borbonico perché dietro quella tonalità, da riflessione di Schifano: vi è nascosta una parte della storia della città che non si può dimenticare” così come lo è il tufo (giallo Napoli), che se nascosto e al buio resiste come ha fatto sino ad ora a tutti bradisismi e scosse telluriche.



apr
01
di: Francesca Ferrara | Categories: Books, Fiere, Literature, Meeting | Discussion (0)

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La XIX° edizione di Galassia Gutenberg - FESTIVAL DEI LIBRI TRA CULTURA E NATURA – Un viaggio dalle origini alla fantascienza in compagnia di un asino d’artista contro i luoghi comuni - è sicuro che non rimarrà impressa nella memoria dei visitatori.
La quattro giorni ha registrato solo picchi di affluenza in talune fasce orarie scontando la mancata fiducia di taluni operatori culturali che mai come quest’anno hanno declinato l’invito o rinunciato di loro sponte ad esserci. Le motivazioni? Deducibili se si analizza la mancanza di attrattiva di una fiera che di anno in anno ha perso sempre più colpi rispetto a Mantova, Torino, PordenoneLegge e Roma, calando il tono rispetto alle voci altrui e lentamente anche luce e splendore. Domandando, per i corridoi quasi deserti, il malcontento, tra attori e spettatori, si fa sentire anche se solo leggermente sussurrato. Non è di certo facile operare nel marketing culturale ma la triste realtà è che in una città che si sta, con fatica – a causa del critico momento politico-sociale – preparando ad essere la sede del Forum delle Culture 2013, la fiera del libro napoletana non va a braccetto con questa ambizione, o se ci va non ne risultano dati incoraggianti e visibili ad occhio nudo.

Per chi ama la scrittura e la lettura, ha potuto trovare, in base ai propri interessi appagante qualche incontro con l’autore o le sempre belle dirette radiofoniche di Marino Sinibaldi con il suo programma Fahrenheit per Rai Radio3 ma forse, tra il bianco delle mura della Stazione Marittima, location della fiera, di veri e propri protagonisti e novità se ne incontrano due: un’iniziativa e una neonata casa editrice.
L’iniziativa più creativa, e ricreativa per chi vi partecipa, è quella ideata dalla milanese Simona Capecchi, illustratrice, alias schizzinosa, con il suo In Viaggio Col Taccuino. Il progetto è nato nel 2006 ed è incentrato nella raccolta di qualsiasi tipo di materiale che possa essere incollato, cucito, scritto, disegnato, dipinto su un taccuino Moleskine. La partecipazione su invito, o libera proposta e candidatura, è punto d’incontro tra creativi, autori ed artisti. L’iniziativa trova nel web la più grande galleria d’esposizione e naturale luogo di permanenza nel tempo grazie alla creazione di un blog dedicato, dove è possibile ritrovare tutti i materiali allestiti da tre anni a questa parte, oltre che una sezione dedicata ad una mostra collettiva dove più di 50 Moleskine vengono distribuiti ogni anno a viaggiatori di ogni età per raccontare la città di Napoli.

Tra il malcontento degli standisti, sorprende l’entusiasmo di Ciro Marino, fondatore insieme a suo fratello Marco di una nuova casa editrice che pulsa da un retrobottega dell’area est di Napoli. Ad Est dell’Equatore si affaccia al mercato editoriale della narrativa con una sola collana, I Virus, e due soli titoli: il romanzo di un lit-blogger Airbag di Gianni Solla, in uscita a fine mese sul territorio nazionale e Tutta colpa di Dio di autori vari. Una casa editrice dallo stile fresco e stuzzicante che i libri li vuole fare e li vuole fare con approccio che punta ad utilizzare tutti i mezzi di comunicazione esistenti al momento: ne è la prova un My Space che invece di parlar di musica parla di letteratura e narrativa.

Le altre due iniziative hanno viaggiato via mare e via terra:
Il Bookcruising, versione marina del Bookcrossing, promosso dalla MSC Crociere, che durante i giorni della manifestazione ha visto il deposito di volumi dei passanti presso il punto di raccolta la Biblioteca del Viaggiatore per la creazione Di porto in porto – la Biblioteca itinerante del Viaggiatore e Un Treno di Libri per Napoli iniziativa della rivista Leggere:Tutti. Il 29 Marzo l’asse Roma-Napoli in A/R è stata attraversata dalle parole di libri ed autori protagonisti di Galassia come Marco Perillo, autore per Guida Editore di Raggi di Terra, insieme a suo padre Francesco. Per una volta, il genere letterario meno venduto e considerato dagli scaffali, la poesia, ha corso sulle rotaie di un Intercity in compagnia di viaggiatori e nuovi lettori curiosi.
Marco racconta la sua esperienza con queste brevi ma intense riflessioni:

Un treno per un libro. Per andare dove e per parlare di cosa a chi?

E’ un’iniziativa nata l’anno scorso grazie alla rivista letteraria “Leggere:Tutti”. Si parte da Roma per arrivare a Napoli, a Galassia Guntenberg, e viceversa. Io ho fatto il viceversa. C’era l’ultima carrozza, quella del vagone-ristorante, con un grande tavolo al centro e una ventina di autori di libri recenti intorno. Guido Barlozzetti, il simpatico presentatore tv di “Italia che vai”, faceva un paio di domande a ognuno sul proprio libro. Poi, due attori d’eccezione leggevano estratti da ogni opera. Il resto dei viaggiatori ascoltava tutto via altoparlante. Come dire, il famoso “quarto d’ora di celebrità”.

Quali differenze hai riscontrato tra una presentazione tradizionale ed una non convenzionale come questa promossa da Galassia Gutenberg?

Una novità, di utile intrattenimento per un viaggiatore di un treno. Non so però se i lettori, già con le buste piene dei libri di Galassia, abbiano avuto reale interesse per i libri del treno. Chissà, forse erano già un pó “sazi”.

Galassia Gutenberg, cosa rappresenta per te oggi e quale valenza pensi che abbia per la città?

Galassia, si sa, non è certo all’altezza della Fiera di Torino, di quella di Mantova o di Pordenonelegge. Ma ho letto che comunque in quelle città non si legge più di quanto si fa a Napoli. Quindi dico: andiamo avanti. Galassia è una piccola realtà ma che deve resistere. Secondo me, può diventare la migliore fiera della piccola e media editoria di qualità.

Leggere in treno per te significa cosa?

Molto. Sono stato due anni alla Scuola Holden di Baricco a Torino. Mancandomi fortemente la mia città, Napoli, appena potevo “scendevo”. Praticamente ci volevano dieci ore ad andare e dieci a tornare. Credo che la maggior parte dei libri che ho letto finora li ho letti in quei treni… Il treno di Galassia era lo stesso Intercity che prendevo per Torino!

Scrivere poesia è per te necessità, passione ed espressività per cosa con quale fine?

E’ innanzitutto la possibilità di riassumere in pochi versi, col “minimo sforzo”, catene di pensieri, burrasche d’impressioni e spunti di riflessione. Un po’ come accade coi ritagli di giornale, quando vuoi salvare qualcosa d’interessante. Forse una raccolta di poesie, più che un romanzo, può rivelarci la vera identità – la vera vita e l’anima – di un autore.

Ieri si son chiuse le porte di accesso alla grande scalinata della Stazione Marittima, ingresso della fiera, e già si pensa alla XX° edizione come fanno sapere gli organizzatori Maria e Franco Liguori a mezzo ufficio stampa: “Sarà un’edizione importante, dove saranno coinvolti tutti quelli che negli anni sono stati di volta in volta protagonisti per dare vita alla grande Festa del Libro del Sud” peccato solo che, benché i numeri parlino di 30.000 visitatori e gli organizzatori si ritengano soddisfatti, su un altro versante scorrano polemiche (quasi decennali) e testimonianze negative da strappare smorfie sui volti interlocutori e storcere il naso. Tra queste, a tener banco, la più discutibile e che fa abbassare la scala dell’incentivazione e costituisce la prima barriera all’entrata è il biglietto d’ingresso da pagare (che non equivale ad alcun voucher di sconto e similari) per entrare a comprare libri quando, l’accesso allo shopping letterario e l’incontro con l’autore è da sempre gratuito nei normali punti di vetrina e vendita e in quelli allestiti all’occorrenza. L’altra, il mancato spazio ai protagonisti della Blogosfera, oggi più che mai firme di libri e testate giornalistiche, che nelle passate edizioni, 2004 e 2005, non solo aveva riscontrato entusiasmo e successo tra gli addetti al settore e gli abitanti della rete ma prodotto anche un eco e richiamo, di post in post, per tutta internet, nel raccontare l’esperienza di soggiorno e turismo tra la cultura napoletana, la letteratura e i blogger letterari e non letterari.

Nel day after alla manifestazione, piangere sul latte versato non serve a nulla. Bisogna guardare avanti e scommettere su quelle che saranno le prossime cifre “galattiche” per la già annunciata mega festa in occasione del ventennale della fiera, questa volta, augurandosi che ad esser soddisfatti non siano solo gli organizzatori ma che un reale feedback positivo provenga anche dai lettori, dai visitatori oltre che dagli autori e che vi sia richiamo per gli stessi editori, per questa edizione, sul registro delle presenze, assenti.