Un museo open air è il progetto promosso da City Management, società specializzata in eventi per la Pubblica Amministrazione che gestisce il Circuito Nazionale MUSAE 2008 con l’intento di creare un dialogo tra l’arte e il luogo urbano come ponte e corridoio di comunicazione e di fusione.
MUSAE Museo Urbano Sperimentale d’Arte Emergente, progetto destinato agli under 35, per questa edizione parte dalla periferia di Napoli, l’area Nolana: Carbonara di Nola, Cimitile, Liveri, Marigliano, Nola, Palma Campania, Roccarainola, Visciano con il patrocinio della Provincia di Napoli e della Regione Campania. In questi Borghi, dal 27 al 30 Marzo, si svolgerà con un’esposizione itinerante di produzioni artistiche plastiche, fotografiche, multimediali, luminose, video e video arte, land art, body art, design e moda, performance vetrina di talenti locali quanto stranieri.
La prima tappa del progetto si caratterizza per l’accostamento alle risorse artistiche, architettoniche, archeologiche ed urbane, connubio volto anche ad un’ottica di turismo lontano dai soliti cliché, quali mare e monti, e che va cercando tra i borghi e castelli tracce di storia ugualmente importante pari a quelle delle mete da sempre visibili e più gettonate. L’iniziativa è una splendida occasione per scoprire le vie dell’arte in un ‘fare’ sistema, network e sinergia contemporaneo volto alla scoperta della creatività dei giovani e giovanissimi che grazie al Premio MUSAE potranno avere l’opportunità di una distribuzione nazionale della loro opera attraverso la vetrina del circuito.
Il Circuito gode del patrocinio del Ministero delle Attività e Beni Culturali, delle principali Accademie di Belle Arti Nazionali, degli Enti Locali partecipanti e delle Fondazioni, per perseguire il progetto di sviluppo e sposalizio dell’arte con l’arredo e il luogo urbano proponendo un vassoio di talenti originali ed emergenti.
Terz’ultimo appuntamento con la Rassegna Danza D’Autore al Teatro Delle Palme di Napoli. La storia della marionetta Petrushka, burattino senz’anima di Igor Stravinsky, nella rilettura contemporanea del coreografo Matteo Levaggi è bel lontana dai cultori della tradizione. Il movimento mimico dei danzatori che restituiscono l’immagine e la suggestione della marionetta è chiaro ma appare quasi dissonante con il pentagramma da sempre accompagnato da ben altri disegni coreografici benché si tratti di “una visione contemporanea, metafisica, disumanizzata e poetica, fondata sul ritmo, sul fraseggio e sulla dinamica” come lo stesso Levaggi spiega.
Il Balletto Teatro di Torino (Viola Scaglione, Manuela Maugeri, Selene Manzoni, Luca Martini, Mattia Furlan, Pedro Gonzales, Matteo Levaggi, Takashi Setoguchi) porta in scena anche un altro progetto “The Bee Dances”, creato sulla famosa e trascinante musica di Michael Nyman, composta per il film “Lezioni di Piano” di Jane Campion, in cui l’ispirazione di estrazione classica ispirata ai grandi maestri come Balanchine, Forsythe e Cunningham, si sposa perfettamente con la melodia, sfondando uno spazio aperto dovuto alla inesistenza di una tradizione coreografica originale. In questo balletto note e corpi si spingono e si rincorrono come funamboli. L’energia giunge al pubblico che a fine spettacolo si alza emozionato.
Per la rassegna Danza D’Autore il secondo appuntamento fuori kermesse ha visto protagonista la giovane promessa della coreografia contemporanea campana, Giuseppe Parente e il suo corpo di ballo presentato e promosso dalla scuola di danza Körper.
1030, anno di fondazione della prima contea normanna, Aversa.
Giuseppe Parente porta in scena la storia della discesa del popolo normanno in Italia e della fusione della cultura vichinga con quella meridionale.
Il progetto coreografico punta allo sdoppiamento della figura umana: prima solo la parte oggettiva, un uomo macchina, dalla natura robotica che non riesce ad interagire con gli altri soggetti; nel secondo tempo, invece, acquista umanità e con essa calore, pulsione, dimensione sociale.
L’uomo acquista un’individualità che lo rende soggetto e non più oggetto.
In scena Veronica Abate, Manuela Armogida, Francesco Capuano, Natascia Corradino, Sonia di Gennaro e Patrizia Inzaghi.
Giuseppe Parente, domina la scena nel movimento coreografico da lui ideato e studiato per raccontare, sotto una luce diversa, quanto più lontano oggi si possa considerare come storia rispetto all’era moderna e contemporanea. La chicca, la presenza in scena di una vocalist, Antonella Maisto sulle musiche originali de I Letti Sfatti, che con il suo canto introduce l’incipit narrativo, riscalda l’atmosfera di una scena spoglia, minimalista ed essenziale, accompagna le vibrazioni dei corpi dei danzatori che con grande fluidità danno vita alla creazione del regista e primo ballerino.
Sull’originalità e la ricerca storica e stilistica del concept dello spettacolo non vi sono dubbi.

Lello Msucci, Julia Draganovic, Nicola Oddati
Dal 15 Marzo sino al 30 settembre il PAN|Palazzo delle Arti Napoli, sarà location delle riprese per l’ultimo progetto cinematografico di Lello Masucci L’ “Ultimo Taglio”, la cui trama ruota intorno alle vicende di un’attrice chiamata ad interpretare in una pièce teatrale il ruolo di un angelo di nome Hailbios. Wiki è il nome dell’amico con cui divide la stanza nella quale vive. Tra i due nasce un sentimento che nel corso del film diventa sempre più chiaro: Wiki si innamora perdutamente di Hailbios verso la quale sviluppa una forma di dipendenza morbosa, considerandola come un essere superiore, mentre l’attrice si divide tra l’amore per il teatro e il sentimento che suo malgrado sta nascendo nei confronti di Wiki. Il film termina con un doppio colpo di scena.
“Durante la realizzazione del film - ha spiegato Masucci, sottolineando il carattere sperimentale dell’opera – intendo allestire una sorta di laboratorio didattico, utilizzando una serie di luoghi dove far vivere la storia, che costituisce una sorta di sfida personale, dai contorni in continua evoluzione”.
“Si tratta di un’opportunità importante per la città – ha ricordato la direttrice artistica del PAN, Julia Draganovic- perché consentirà di veicolarne un’immagine finalmente diversa da quella a cui siamo ormai abituati”.
Il set del film durante la registrazione delle varie scene verrà utilizzato dal regista come laboratorio al quale parteciperanno gratuitamente 50 giovani. I 30 laboratori tratteranno vari autori che saranno oggetto dei dialoghi o delle scene del film: Pier Paolo Pasolini, Alda Merini, Bertolt Brecht, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Antonin Artaud, Samuel Beckett, Vladimir Majakoskij, Sarah Kane, Bernard-Marie Koltès.
Oltre al PAN altri set saranno: il lungomare di Napoli e alcune vie della città, S. Martino, il Vesuvio, le vecchie fabbriche dell’Italsider e infine il teatro Mercadante.
L’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nicola Oddati sottolinea che: “Masucci è un artista contemporaneo, artista che negli anni’70 e ‘80 è stato all’avanguardia delle arti figurative del panorama napoletano ed europeo ma anche un artista che sa trasformare la complessità espressiva sempre con l’assillo dell’ innovatore: cioè di cogliere il segno della novità della forma e della creazione artistica, di saperla ricercare e raccontare la complessità importante con la partecipazione dei giovani e le ultime sue opere, al confine tra la cinematografia e l’arte classica, lo attestano. Si tratta di una capacità del processo artistico e selezione della futura classe dirigente, indipendentemente da quale sarà il campo professionale d’azione”.

Nella Project Room al Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, fino al 6 Aprile è possibile visitare lo stand “Spazio Napoli” che ha rappresentato la città nel corso dell’edizione 2007 del Forum Universale delle Culture, svoltosi a Monterrey, in Messico.
“A metà tra una stanza delle meraviglie e una camera ottica, – ha spiegato l’assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nicola Oddati, alla presenza del Presidente della Repubblica messicana Felipe Calderon e dei massimi esponenti della fondazione Forum, l’organizzazione promotrice dell’iniziativa, tra cui il ministro dell’Industria spagnola Joan Clos – lo spazio si configura come una sorta di archivio delle ricchezze di Napoli, offrendo allo sguardo i molteplici aspetti della città”. Un viaggio attraverso l’arte, cucina, bellezze architettoniche, musica, folklore, storia, miti e tradizioni grazie alle installazioni audio e video dell’Architetto Fabrizio Mangoni, esperto in musei narranti.


Sabato 1° marzo lo stand è stato visitato dagli alunni del 28° Circolo didattico di Chiaiano al quale l’assessore Oddati ha così spiegato cos’è il Forum Universale delle Culture del 2013: “Il Forum delle Culture è un appuntamento internazionale nel quale tutte le città del mondo più importanti discuteranno della Pace e di come preservare il mondo dallo sperpero delle risorse naturali (acqua, mare, energia, aria, terra) dalla furia umana. Sarà occasione di confronto e discussione con chi ha una cultura diversa, altro colore della pelle, crede in un dio diverso per meglio apprendere come convivere tutti assieme pur rispettando le proprie diversità”.


Positivo il bilancio dell’esperienza messicana: ”E’ stata un’esperienza meravigliosa vedere tanti messicani soprattutto giovani, ragazzi, bambini, meravigliarsi delle maraviglie di Napoli, toccare il tavolo magico, entrare nei vicoli della nostra città, conoscerla attraverso le epoche, vedere attraverso il cannocchiale magico il panorama di giorno di notte che correva veloce, conoscere le nostre canzoni e i nostri pittori. Io credo che questa esperienza abbia molto sostenuta la nostra candidatura come sede del Forum nel 2013 “- racconta l’assessore Nicola Oddati e continua sottolineando le intenzioni del progetto:“A Monterrey abbiamo portato le bellezze e le meraviglie di Napoli ed è stato bello vedere come anche qui i bambini si meravigliano di una città così bella, misteriosa e così fantastica che spesso appare diversa dalla quotidianità in cui vivono. Infatti, credo che la visita delle scuole sia una delle cose più belle ed istruttive che possiamo offrire attraverso questo museo multimediale e virtuale della città di Napoli. Il Forum delle Culture è una grande esperienza che andiamo a realizzare in cui convoglieremo grandi dibattiti per il futuro del pianeta: dall’uso delle tecnologie alla capacità di mostrare le tante espressività della cultura mondiale e Napoli, in quel momento, sarà la capitale della cultura nel mondo”.


“Spazio Napoli” è concepito come uno spazio completamente interattivo grazie a tavoli sensibili – Passeggia della città passeggia nella storia, video-libri (alla Harry Potter) e video installazioni d’arte, juke box dell’Archivio Sonoro della Canzone Napoletana e cannocchiale per poter ammirare il panorama della città di ventiquattr’ore in soli tre minuti. (francesca ferrara)
La danza come espressione dell’arte circense e dell’illusionismo.
I Momix, diretti e fondati da Moses Pendleton, regista e coreografo, con Passion, che ha fatto il tutto esaurito al Teatro Bellini di Napoli, confermano la loro natura di ballerini illusionisti, capaci di modellare il corpo ed integrarlo assieme a giochi di luci, attrezzi e proiezioni per regalare suggestive immagini che nascono da un approfondito studio nella ricerca di genere tra le varie modalità d’integrazione e fusione nell’arte contemporanea e moderna di concepire la danza.
Così, Moses Pendleton, che quando non è in tour assieme alla compagnia vive nella sua casa nel Connecticut, tenendo conto dei limiti e delle potenzialità del corpo dei ballerini, studia chilometri di pellicole cinematografiche alla volta di nuove progettualità in cui il corpo del ballerino si possa fondere perfettamente con gli altri oggetti che abitano lo spazio narrante.
Lo spettacolo, Passion, un vero e proprio successo mondiale, nasce nel 1992, ispirato alla colonna sonora del film diretto da Martin Scorzese, L’ultima tentazione di Cristo, con le musiche di Peter Gabriel.
Il corpo dei ballerini s’immedesima nella natura, le immagini si sovrappongono alla coreografia in una trasparente aderenza. I corpi danzanti ora sono gli animali che abitano la natura, ora sono gli uomini che rivisitano il loro rapporto con la storia e il credo superiore, il Cristo e gli dei, ora sono linfa per alberi, ora fiori, ora stella, ora campane che suonano, ora meccanismo interno di un orologio.
Lo stesso Pendleton confessa che “…sono come un medium: lavoro col mio corpo e in estate trascorro molto tempo nel grande anello di soli di girasole che coltivo nel mio giardino, pensando e sognando, circondato di giallo. E’ il mio nutrimento spirituale, e le mie opere nascono da questo paradiso naturale che ho creato nella mia casa e nel mio giardino per trarne messaggi di un mondo più positivo da trasmettere al pubblico… La natura celebra la sua capacità di trasformazione e di creazione in ogni girasole. Se ci si concentra sull’armonia geometrica dei suoi petali, sul suo profumo e sul suo colore di sostanza vitale, si può scoprire un mondo bellissimo. Gli uccelli, e le mie galline, che vanno a beccare questi fiori completano il ciclo della natura…”. E tutto ciò è magistralmente riprodotto dai sette ballerini in scena: Danielle Arico, Suzanne Lampl,Yasmine Lee, Cassandra Taylor, Steve Marshall, Brian Simerson, Joshua Christopher.
Settanta minuti di magia per i sensi alla fine dei quali, dopo gli applausi, gli spettatori tornano alla loro dimensione intrisi di un’energia di suggestiva emozione, intento e missione iniziale ”…cogliere l’essenza della natura e riprodurla in una forma artistica perché altri ne godano…” perché la connessione che lega la natura, gli esseri umani e la danza è un legame molto forte e stretto e passa attraverso il sesso, così come spiega Pendleton: “…Ognuno di noi ha un’essenza sessuale… soprattutto le donne hanno un enorme potere sessuale, una grande energia di vita che determina la loro identità, e la danza esprime molto sesso… la danza moderna lavora molto con le energie sessuali e con il gioco eterno di seduzione tra il femminile e il maschile che appartiene anche ai leoni e ai rospi, ma che negli umani assume una forma più civilizzata, e si esprime in una tazza di tè, in uno sguardo, o attraverso un’opera d’arte”.
Se il corpo umano nelle vesti di un ballerino, dai movimenti fluidi quanto componibili nel tracciare geometrie nello spazio, sfidando la forza di gravità, suggerisce alla mente versi e frasi e pensieri di una quasi inenarrabile bellezza, allora non rimane che custodire e nutrirsi, anche con ingordigia, di tali momenti e di tale fantasia nel concepire la struttura di uno spettacolo che attraversa le tre dimensioni: lunghezza, larghezza e profondità compiendo un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso sentieri di luci e flussi di energia, tratta dalla natura e restituita ad essa grazie all’elasticità corporea degli acrobati e funamboli Momix.
Da YouTube un estratto dello spettacolo








