
L’Amore trasferito di generazione in generazione. I talenti sono doni nascosti tra le eliche del dna e non tutti hanno la fortuna di metterli a fuoco e di svilupparli.
Francesco, il padre, e Marco Perillo, il figlio, il loro dono e talento lo hanno individuato e lo dimostrano nel volume “Raggi di Terra”, uscito per le edizioni Guida, in cui raccontano in versi un po’ di loro: della famiglia come del tempo storico vissuto e che hanno abitato.
L’idea di raccogliere i testi che accomunano i versi delle due scritture nasce nel 2001 da una riflessione di Francesco, idea sostenuta poi dal padre spirituale Gennaro Matino.
Mani di adulto – Faccia al Muro – Compagni – Dead Man Flying – Sarai Carezza del Vento – Verso il Mattino sono le sei sezioni in cui sono suddivise le cinquantadue poesie, di cui una scritta a quattro mani che è proprio quella che dà il titolo a questa piccola antologia di liriche, che attraversano il tempo di una generazione storicamente diversa e per valori sociali e per qualità della vita. Un arco trentennale che nel figlio, dopo le prime ispirazioni alla natura leopardiana o ai pensieri di Whitman, Shelley e Neruda, traccia il passaggio ad una concezione più ermetica del luogo della parola.
Filo conduttore è la ricerca del sé e dell’io più profondo per entrambe le voci: dall’infanzia fino alla ricerca dell’infinito e del proprio credo personale quale un’entità cosmica superiore a cui affidare la propria fede.
Il rapporto che intercorre tra le due anime poetiche è raccontato in ottantaquattro pagine inaugurate dalle parole del profeta K. Gibran “I vostri figli non sono vostri,/Sono i figli e le figlie del desiderio/che la vita ha di sé stessa./essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, /e benché vivano con voi/ciò non di meno non vi appartengono./Potete dar loro il vostro amore,/ ma non i vostri pensieri, perché essi hanno i loro, di pensieri./; parole, che alla maniera di Francesco e Marco vengono così sentite e riprese: “Con i raggi della terra/attraverseremo insieme la distanza” perché se l’uno ha abitato il tempo passato, e transita per il presente, il figlio già abita il futuro ed è seme di quercia.
La sinergia di una passione comune espressa nella molteplicità dei singoli talenti artistici dà vita nel 2003 ad un gruppo di amici che si rimboccano le maniche per un progetto divenuto oggi, un disco: SULLE RIVE DEL TANGO.
Sara, Fabrizio, Sergio, Maurizio, Agata mettono assieme le loro forze: anima danzante e poetica, anima musicale, anima fotografica, anima informatica e anima cosmopolita per la ricerca stilistica del tango nelle molteplici possibilità di fusione e contaminazione con gli altri ritmi espressi da altre culture e filoni musicali.
Diciassette i brani che tracciano il percorso acustico e visivo del pathos, filo conduttore e grande protagonista di questo progetto di ricerca.
SULLE RIVE DEL TANGO raccoglie una selezione di voci, danze, ritmi che attraversano la Sicilia, la Sardegna, l’Argentina, la Bosnia, la Norvegia, gli Stati Uniti, la città di Cracovia e infine, quella natia delle cinque anime fondatrici del gruppo, Napoli.
L’appassionato di tango non si meravigli se accanto al canto di Louis Armstrong e Gianmaria Testa vi incontrerà anche il racconto di una Carmen Consoli e Goran Bregovic o di Merlango con Leonor Watling – già attrice protagonista per Pedro Almodovar in “Parla con lei”, Electrocutango e Sineterra, Seoan e Kroke (quest’ultimi lanciati da Peter Gabriel e Steven Spielberg) oppure pezzettini di storia del cinema con “Peliculas” dei Demoliendo Tangos: tra Morricone, Bacalov, Rota e Gato Barbieri, e il son cubano tradotto in milonga campera con “Dos Gardenias” degli Ache Tango oppure la versione dell’electrotango con gli Alacran nel “Reflejo de la Luna” e il “Mediterraneo” dei Kantango o ancora “Romantik” del duo femminile di kabaret Queen Bee, perché sono tutti pezzetti che formano il mosaico della ricerca tanguera nei vari meandri musicali, progetto su cui Joe Barbieri della Microcosmo Dischi non ha avuto dubbi a dare credito e facendo sì che oggi, a soli cinque anni dall’inizio, questa iniziativa potesse essere espressa attraverso la raccolta e produzione dei migliori brani che rimandano dal ritmo di tango in senso stretto all’elettronica, dalla world musica alla musica italiana d’autore senza per questo mai dimenticare storia, origini e sound della tradizione.
SULLE RIVE DEL TANGO, sullo scaffale dei pentagrammi di genere si attesta, già dai primi giorni della messa in distribuzione, come un’antologia di brani firmati da voci e musicisti virtuosi da non perdere per gli amanti del ballo, della musica e per i super appassionati collezionisti.
Non un tavolo tondo al centro della scena e una decina di ballerini che vi ruotano attorno, come in ben altre rappresentazioni siamo stati abituati ad applaudire, ma bensì una gara di danza sportiva per il Bolero del Balletto di Roma andato in scena al Teatro delle Palme di Napoli per la Rassegna di Danza Contemporanea con la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano.
Una gara di ballo in cui il rapporto uomo e donna viene sottolineato dalle posizioni del tango e del ballo da sala e in cui, eliminazione, dopo eliminazione, la fantasia del coreografo Fabrizio Monteverde si spinge sino al ‘ne rimarrà solo uno’ ma non di coppia vincente ma come solista ed unico superstite passando per i sentieri del corteggiamento, della seduzione e della competizione spinta fino allo stremo delle forze dall’individuale ambizione di essere solisti in assoluto. Venti minuti di quel pezzo di storia della musica che Maurice Ravel scrisse nel 1928 per raccontare in forma di pentagramma le torbide atmosfere intrise di capricci e passioni che aleggiavano nelle taverne spagnole, sono stati preceduti da un primo tempo all’insegna di tre balletti Turnpike ovvero tutti i percorsi possibili, sulle note di J.S. Bach di Mauro Bigonzetti, che pensa ad una coreografia per sei coppie di ballerini che percorrono i corridoi di una città statunitense; Noon, per i movimenti di Eugenio Scigliano, che traduce la musicalità di una composizione di Eric Serra in un maturo disegno di pura danza nello sviluppo di un passo a due e un passo a tre maschile e, in ultimo, Il Racconto Del Mito, brano tratto dallo spettacolo “Don Chisciotte” (liberamente ispirato al romanzo omonimo di Miguel De Cervantes) sulle musiche di Antonio Vivaldi e le coreografie di Milena Zullo.
Quattro balletti per quasi due ore di spettacolo hanno offerto un’ampia panoramica della capacità espressiva, musicale ed artistica oltre che della ricerca stilistica del Balletto di Roma.
Il caos, l’anarchia, il disordine cronico degli oggetti d’arredo urbano disposti senza un criterio logico dettato da un piano regolatore, che non neghi l’affissione ma al contempo non invada mura, facciate di palazzi e spazi fisici della città sottraendoli al cittadino, è quanto ha catturato l’obiettivo del fotoreporter Luciano Ferrara in un reportage, realizzato tra agosto e settembre 2007, che mostra l’assedio invasivo dei tabelloni pubblicitari di ultima generazione: i tabelloni con orologi ed i totem con a base sedili circolari di marmo da offrire alla cittadinanza come panchine per riposarsi tra un tragitto e l’altro o luogo d’incontro per i più giovani.
Oggetto di critica e di sensibilizzazione verso l’amministrazione comunale, per la tutela di un’estetica urbana che non danneggi il paesaggio ma lo valorizzi, anche la vecchia cartellonistica: spazi pubblicitari ed indicazioni stradali e/o turistiche.
A lo Spazio Libero de La Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, sino al 29 febbraio sarà possibile visitare la mostra La Città Disturbata composta da sedici foto ed un video, che ne raccoglie altre centotrenta, realizzato da Carmine Luina.
Al Château de Carrouge, in Normandia, a partire dal 28 Febbraio l’autore sarà ospite per l’inaugurazione della mostra La Mia Napoli in cui racconta in trenta foto la città dagli anni’80 ad oggi.
L’Ater Balletto di ReggioEmilia per una due giorni, di cui la prima al Teatro Delle Palme, ieri sera, per una performance d’alto livello.
I diciotto elementi della compagnia (nove ballerini e nove ballerine) hanno dato il meglio di sé della tecnica e dell’espressione artistica in uno spettacolo articolato e suddiviso in sei diversi balletti.
La coreografia e le scene di William Forsythe, messa in scena da Jill Johnson è stata la firma di STEPTEXT sulla Ciaccona in re minore di Bach da “Partita in re minore per violino solo”.
La magia della danza contemporanea, o una delle magie che essa contiene, consiste proprio nel lasciar venire a sé tutte le associazioni di pensieri ed immagini che i corpi danzanti in movimento suggeriscono. Secondo lo stesso Forsythe StepText è forse un sistema di segni mutuato dal linguaggio teatrale: un movimento, un gesto, un suono, un’immagine, una parola, una luce”,
Dal pas de trois si passa all’assolo di Giuseppe Spota in SAMINAS di cui lo stesso coreografo dichiara che si tratti di un sogno di libertà fuggente, dove una luce si riflette per divenire altro, lontana dal niente, ma anzi, dentro nel profondo…della vita”. Valerio Longo n e firma il marchio coreografico sulle musiche di Bruno Moretti, Balanescu Quartet con il disegno luci di Carlo Cerri.
CANTATA è opera di Mauro Bigonzetti sulle musiche originali e tradizionali arrangiate dal gruppo musicale Assurd, (ovvero ‘Serenata’ di Amerigo Cervo, ‘Primavera’ di Eugenio Bennato con le musiche di Cristina Vetrone e ‘A cantina ‘e zi Teresa scritta da Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò).
Feste di piazza, quadriglie, rapporto uomo-donna, gelosia, seduzione, passione, schermaglie è quanto viene esplicitamente rappresentato sulla scena. Tutto rievoca il Mediterraneo, il folklore, la tradizione agricola, i colori e i sapori e gli odori che sembra quasi di riuscire a percepire in sala. Quaranta minuti di note e ritmi che dal ‘700 e ‘800 passano alle serenate napoletane transitando per le ninne nanne salentine. Decisamente un esperimento ben riuscito quello di Cantata creato per il Ballet Gulbenkian e poi ripreso progettualmente dall’Ater Balletto dopo l’incontro del coreografo con il gruppo di musicisti pugliesi e napoletani “Assurd”.
Après midi d’enfants è il balletto ideato e dedicato a Jules, figlio di due dei ballerini della compagnia, Macha e Thibaut, riporta indietro nel tempo. Due ragazzi, senza malizia, si scoprono e in questa loro attrazione giocano: si allontanano, si avvicinano, si scrutano, si toccano, si annusano e si ritraggono. Si conoscono.
Chiude Passo Continuo, omaggio ad una danzatrice collaboratrice del coreografo principale della compagnia, Mauro Bigonzetti: semplici emozioni del corpo. Solo suggestioni dirette al pubblico. Libertà d’interpretazione e d’emozione per una compagnia talentuosa e con tutti gli elementi in scena.
La rappresentazione di Monica Casadei, MEXICA.Collapse è il primo degli appuntamenti fuori abbonamento del ciclo di spettacoli della II° Edizione sulla DANZA D’AUTORE – Rassegna di Danza Contemporanea per la direzione artistica di Mario Crasto De Stefano in scena al Teatro Delle Palme di Napoli.
Contrazioni e linee spezzate. Vibrazioni e sussulti. Questi i movimenti coreografici che Monica Casadei ha immaginato per il suo MEXICA.Collapse.
La danza si sposa con la magia degli scenari messicani e delle antiche civiltà che un tempo ne furono gli abitanti e i padroni. Lo spaccato iconografico della morte degli dei e delle antiche civiltà raccontato dal linguaggio del corpo di quattro donne e quattro uomini che si muovono sulle musiche originali dallo stile industriale di Luca Pianini. Sullo sfondo anche la proiezione di un video a cura di Emanuele Sciannamea a guidare il pubblico nel viaggio di un immaginario corporeo che affonde le radici nella storia di quei luoghi.
La principale protagonista di questa storia, riletta in chiave danzante per un’ora e un quarto di scena, è la morte: muore la civiltà Maya e con essa anche le divinità. Per sopravvivere tutti avevano bisogno di cibo ma l’avvento delle piramidi portò alla distruzione dell’agricoltura e della luce del dio sole, oscurata dalla piramide più alta. Fu l’inizio di un ciclo a catena di morti terrene e guerre tra umani come se fossero rituali.
Monica Casadei ricrea tutto ciò in scena: la morte come sacrificio agli dei per la vita e il collasso della civiltà Maya. I ballerini non più semplici corpi ma totem, colonne portanti di architetture edificate in tempi remoti. Un vero e proprio viaggio nel tempo che rilegge gli antichi codici maya in cui si parla di un futuro arcaico che va oltre l’attuale presente.
Lo spettacolo è la testimonianza di come anche l’esplorazione di nuovi territori sia bagaglio riversabile e riversibile nella propria arte e nel proprio lavoro. Il Messico affascina la coreografa come la stessa affascina il pubblico di settore, un’èlite perché lo stravolgimento del linguaggio dei danzatori, pur mantenendo un’impostazione stilistica ben definita, necessità di conoscenza di basi, di storia e del concept della danza contemporanea.
MEXICA.Collapse, è il cuore nero dell’America Latina che giunge sino a noi grazie alla bravura e alla creatività della Compagnia Artemis Danza.














